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Alberto Moravia con Raffaele Manica e Dacia Maraini

La trasmissione Storie della Letteratura, dedica una puntata allo scrittore Alberto Moravia, con Raffaele Manica e Dacia Maraini.

Moravia è stato sostanzialmente uno scrittore della comunità. È stato uno scrittore della comunità politica, civile e letteraria, nella quale ha vissuto e con la quale ha tessuto molteplici rapporti”. Così il critico letterario Raffaele Manica nella trasmissione registrata con Dacia Maraini presso la casa museo in Lungotevere della Vittoria, dove lo scrittore romano ha abitato per lungo tempo.

La sua curiosità lo portava a frequentare le idee nuove e lui era molto interessato alle idee nuove, senza perdere lo spirito critico”: con queste parole Dacia Maraini ricorda la dimensione privata e professionale di Alberto Moravia, di cui rievoca anche la passione per il teatro e per i viaggi, l’amicizia con Pier Paolo Pasolini e la profonda sensibilità verso i diritti civili, dentro e fuori dall’Italia.    

Moravia è stato uno scrittore, un narratore, dalla mentalità saggistica. Nel senso che ha provato e riprovato le proprie idee in ogni momento della sua vita, le ha messe continuamente in discussione. Ha avuto la singolare ventura, un dono, di riuscire a tradurre le idee, di volta in volta più importanti delle epoche che ha attraversato, in fatti narrativi”:Raffaele Manica si sofferma sulle tecniche e sul metodo di scrittura di Alberto Moravia, e ne sottolinea il grande lavoro di revisione  dei testi in vista della semplificazione della trama. Da Gli Indifferenti (1929), suo romanzo d’esordio, fino a La donna leopardo (1991), primo libro pubblicato postumo, lo scrittore aspira a un risultato di trasparenza, ottenuto per sottrazione.

Raffaele Manica ricorda poi alcuni dei temi che hanno caratterizzato la produzione di Moravia: la dimensione tragica dell’esistenza, l’indagine della realtà, la sessualità e i rapporti di classe. 

Se c’è una figura che ricorre nel corso della sua opera con una certa costanza – aggiunge Manica – è la misura tragica. La misura tragica che ha sede in qualcosa di indicibile, esattamente come succede in psicanalisi”.

L’analisi di Raffaele Manica affronta anche il ruolo di intellettuale di Moravia, il suo impegno per la libertà d’espressione e di stampa per le nuove democrazie, il problema delle armi nucleari, il femminismo e la fame nel mondo.  

Il 25 settembre Moravia mi telefonò per chiedermi di accompagnarlo a Sabaudia a prendere un paio di scarpe. Era sereno, di buon umore. La mattina dopo mi chiamò Siciliano urlando, Alberto è morto, Alberto è morto. Io non gli credetti.” Così Dacia Maraini sintetizza, a venticinque anni dalla scomparsa dello scrittore il senso di vuoto e di incredulità che la colse di fronte a quella notizia. Ed è grande e, per certi versi, incolmabile il vuoto lasciato da Moravia nella cultura italiana.

 

 

 

 

 

Alberto Moravia è lo pseudonimo di Alberto Pincherle. Nasce a Roma il 28 novembre 1907 e qui muore il 26 settembre 1990. Esordisce con Gli indifferenti (1929). Tra i suoi romanzi più noti: Agostino (1944), L'amore coniugale (1949), La ciociara (1957), La noia (1960), L'uomo che guarda (1985).

Collaboratore del “Corriere della sera” e di vari periodici (tra cui “L'Espresso”, dove ha redatto la rubrica cinematografica), è stato tra i fondatori della rivista “Nuovi argomenti”, che ha diretto con altri fino alla morte. È stato deputato al Parlamento europeo (1984-89).

Ha scritto per il teatro; viaggiatore instancabile ha raccolto le sue esperienze in paesi diversi in saggi tra cui Un mese in URSS (1958); Un'idea dell'India (1962); La rivoluzione culturale in Cina (1968); A quale tribù appartieni?(1972); Lettere dal Sahara (1981).

Le opere di Moravia hanno avuto varie trasposizioni cinematografiche e sono state tradotte in molte lingue. Postumi sono usciti il romanzo La donna leopardo (1991), la raccolta di articoli Diario europeo (1992) e il volume di racconti Romildo (1994).