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 Douglas Cooper: il futuro è memoria

Douglas Cooper: il futuro è memoria

di Claudia Bonadonna Un po’ filosofo, un po’ architetto, un po’ fotografo, un po’ scultore, ma anche pioniere della Rete (il suo romanzo Delirium è stato uno dei primi esperimenti di serializzazione letteraria sul web e gli ha conquistato uno zoccolo duro di affezionati seguaci). Nel 1994 Douglas Cooper esordisce alla scrittura tradizionale (quella su stampa, “da diciannovesimo secolo”, come la chiama lui) con Amnesia, storia fortunatissima e azzardata di gotico e avanguardia, psicologia e futuro che nel natio Canada gli è valsa una cospicua ridda di premi e che oggi Fanucci pubblica (Amnesia, pp.217, euro11,00) con la traduzione eccellente di Tommaso Pincio. Izzy Darlow dunque arriva a pochi minuti dalla chiusura nella biblioteca di Toronto e strega con il racconto della sua vita il giovane archivista frettoloso di uscire per convolare a sospirate nozze. Un racconto ipnotico che si snoda come un labirinto escheriano: Izzy… e poi il fratello morto… e poi la madre folle di dolore… e poi l’amante Kate, anch’essa in lotta contro la pazzia in un ospedale psichiatrico… e poi la memoria ebraica… e poi la terra che crolla, il ricordo di un mondo magico e lontano, di tempi umani e trascendenti, di miracoli e di orrori... E infine il pensiero che si fa parola, il ricordo che si trasforma in cura… Cooper è bravissimo a mescolare lo spleen salingeriano con l’allegoria vittoriana, la ciclicità del racconto epico e la visionarietà di Coleridge, l’intensità drammatica di Shakespeare con la più cinica estetica contemporanea. Gli abbiamo chiesto ragione di questa attitudine così coltamente postmoderna. D. “La mente è simile a una città”. La citazione di Freud in apertura di romanzo sembra una promessa di solennità… R. La considero una specie di idea guida del romanzo stesso: una storia che è una città che è un ricordo ricreato nella mente di una persona che ha dimenticato tutto. E la memoria diventa una sorta di percorso attraverso i luoghi, un viaggio per raccogliere e recuperare i pezzi sparsi di una mente sgretolata. La citazione di Freud riprende appunto quest’idea per me molto interessante e feconda della memoria come una stanza… Della mente che, per la sua complessità, si struttura come una costruzione fisica, come una planimetria di piani e strutture. Che si succedono nel tempo, che assumono architetture assurde e impreviste… D. Amnesia e sperdimento. Nel romanzo la ricerca della storia personale diventa ricerca indispensabile di identità… R. Questo è un concetto molto canadese, o comunque da “nuovo mondo”. In Italia, in Europa, nel vecchio continente insomma, c’è un’idea molto più forte e radicata del senso di provenienza e della storia. Vivete circondati dalle vestigia del passato: nei reperti archeologici, nelle architetture, nei nomi delle strade… Nel nuovo mondo invece ci si guarda intorno e non c’è nulla, nulla che ricordi il nostro vero passato. C’è la distruzione della storia, la cancellazione delle origini, delle testimonianze che contano davvero. Viviamo nell’oblio, in un mondo che tende a non farci pensare. Invece dovremmo fermarci e ricrearlo questo passato che ci ha generati! Siamo nati nell’amnesia e dovremmo scavare per ricercare le cose importanti che ci dicono chi siamo e da dove veniamo, dovremmo tornare indietro alla memoria… D. Hai un passato da architetto. Come ha influito nella costruzione della tua scrittura? R. In verità non ho mai concluso i miei studi d’architettura, né ho mai affrontato la materia in maniera strettamente professionale. Però l’ho studiata dal punto di vista concettuale e ho lavorato molto con gli architetti: ho partecipato alla Triennale di Milano, ho curato delle videoinstallazioni, ho sperimentato interessanti collaborazioni (con Diller & Scofidio e Peter Eisenman, ndr). A New York, dove ho vissuto negli ultimi dieci anni, ho spesso operato con professionisti del genere ansiosi di lavorare con scrittori, interessati a sviluppare le loro opere in senso narrativo. Mi intriga molto questo connubio tra architettura e scrittura. E’ quello che cerco di fare da sempre: coniugare il senso della costruzione con la pagina scritta. E mi interessa in generale cercare di coniugare la narrazione con le altre forme d’arte: pittura, fotografia… Trovo che questa tendenza stia diventando piuttosto comune negli scrittori di nuova generazione. E’ uno sviluppo davvero stimolante: cercare di superare i confini di ciascun medium, in maniera creativa, non competitiva… Io faccio del mio meglio per porre tutti questi elementi nella scrittura. Penso sia una cosa così tipica - così inevitabilmente tipica - della postmodernità fare una cosa con un pezzetto di qualcos’altro dentro! Oggi come oggi è semplicemente impensabile scrivere un romanzo che sia solo un romanzo. C’è sempre più bisogno che ciascuna arte, e in particolare la scrittura, implichi, significhi anche qualcos’altro… D. In Amnesia questo intreccio di scienza urbana e racconto è particolarmente immanente, non trovi? R. Assolutamente sì. E’ un romanzo costruito secondo i principi dell’architettura. E’ un romanzo che prende la forma della città, della pianta urbana - anche nella struttura e nella disposizione dei capitoli - in maniera assolutamente deliberata. L’arte del costruire, l’ingegneria civile sono anche fonti esplicite di ispirazione, tracce evidentissime. Il mio secondo romanzo ha per protagonista un architetto, il padre del protagonista in Amnesia è un ingegnere, nei miei romanzi parlo spesso fisicamente delle case e dei palazzi. Per questo, quando dico che l’architettura è il fondamento della mia scrittura, non sto usando metafore. D. Il tuo rapporto con il web. Delirium, tua seconda prova, è nato come esperimento di romanzo seriale in rete… R. Non ho un buon approccio con il web. Dal punto di vista della diffusione letteraria, almeno. Delirium infatti è nato in rete e poi è diventato il mio secondo romanzo su carta. In parte è stata colpa mia: non avevo grandi aspettative circa la rete, e questo forse è il motivo per cui il progetto è rimasto sottotono... In verità sono abbastanza cinico riguardo Internet e la reale portata di interattività dei new media, mi soddisfa di più la resa delle vecchie forme di comunicazione. Mettere un romanzo a puntate su Internet è stato un esperimento avanzato, di uso sofisticato del web, che forse prevedeva una penetrazione e una diffusione culturale del mezzo che in realtà non esiste ancora (e che forse non esisterà mai). Così alla fine sono tornato ai modelli tradizionali, "da secolo scorso", di pubblicazione… li ho percepiti come una sorta di ancora di salvezza… Il web continua a rimanere una suggestione, ma non ancora un mezzo reale di distribuzione. Io ne ho fatto un passo fuori... Il mio secondo romanzo sarà solo su carta, anzi sarà scritto senza utilizzo alcuno del computer. Un ritorno alla verginità tecnologica, insomma... D. Però hai un tuo sito, Dysmedia R. Che raccoglie una collezione di miei lavori. Ho sempre usato i più diversi mezzi espressivi nel corso della mia carriera e ho cercato di farli dialogare tra loro: Dysmedia spiega il senso poetico di tutto questo. Ci sono lavori di grafica, fotografia, cose da old e da new media… C’è il gusto del crossover tra un medium e l’altro, ma anche il semplice utilizzo della rete per dare visibilità e mera informazione sulle mie cose… C’è anche una collezione di scritti ed elaborati vari in continua evoluzione. Una sorta di enorme pentolone in ebollizione… D. Si dice che Delirium e Amnesia siano le prime parti di una quadrilogia… R. E’ vero, c’è il progetto di una quadrilogia. Il prossimo romanzo si chiamerà Aphasia o Invisible hand, non ho ancora deciso. Ho scritto solo le prime cinquanta pagine su una previsione di trecento. La storia si basa su molte cose, tra queste la vicenda di un mistico capitalista e di una fotografa diciannovenne. Quello che chiuderà il ciclo invece s’intitolerà Remission e avrà a che fare col concetto rinascimentale di città ideale. Ma è un lavoro appena abbozzato… Dalla quarta di copertina Il libro. Un archivista in una biblioteca di Toronto si accinge a chiudere il suo ufficio per andare a sposarsi di lì a poche ore, ma la sua uscita viene interrotta da Izzy Darlow, un lunatico personaggio che immediatamente inizia a raccontare la storia della propria vita. L'archivista non può sottrarsi a questa strana, fluviale narrazione e come ipnotizzato, decide di lasciarsi travolgere. Comincia cosi la storia di lzzy, dei suoi genitori, dei fratelli, e poi di Katie, paziente in un ospedale psichiatrico, vicende singolari che procedono parallele per poi sovrapporsi, fluttuando all'interno di un'architettura dello spazio e della memoria che tutto registra e conserva. lì ricordo e l'oblio divengono allora per lzzy un atto di costruzione della propria vita, una fabbrica dell'esistenza, e la mente si trasforma in una macchina del tempo che aiuta a rendere più sopportabile l'esperienza quotidiana. Gli eventi della vita di lzzy riaffiorano dal tempo e dalla dimenticanza, andando a creare un mondo gotico popolato di miracoli e di orrori, di gesti umani e trascendenti. E l'amnesia del titolo si rivela per quella che spesso segue i sogni, un baluginante ricordo di qualcosa di profondo che ci ossessiona e ci sfugge, un mistero da ricomporre e trasformare in racconto. La biografia. Douglas Cooper è nato e cresciuto a Toronto. Dopo aver conseguito la laurea in filosofia ha intrapreso studi di architettura che ha in seguito interrotto per dedicarsi completamente alla scrittura. Il suo primo romanzo, Amnesia, bestseller in Canada, è stato acclamato dalla critica negli Stati Uniti e ha dato fama a Cooper rivelandone il grande interesse per l’architettura. Da allora Cooper ha collaborato con alcuni dei più importanti architetti del mondo, fra cui Diller & Scofidio e Peter Eisenman. Indigestion, un’installazione di cd sceneggiata da Diller & Scofidio, è stata esposta in Giappone, Belgio, Norvegia e al Barbican di Londra. Douglas Cooper ha anche scritto dei video per uno spettacolo di danza creato dalla compagnia di danza Charlerois in Belgio; progettato da Diller & Scofidio, sarà rappresentato all’estero nei prossimi due anni. Peter Eisenman ha scelto Douglas Cooper come partner per la Triennale di Milano: insieme hanno progettato un’installazione di architettura ispirata alla cella carceraria di Ariel Price tratta dal suo nuovo romanzo, Delirium. Cooper è stato scelto per pronunciare il discorso di apertura al congresso “Interactive Screen” al prestigioso Banff Centre for the Arts in Canada. Ha anche organizzato e presieduto una tavola rotonda sulla divisione del lavoro nei nuovi media alla New School di New York. Il lavoro di Cooper su Internet comprende il sito web ufficiale del Sundance Festival e Delirium, il primo serial in rete. A New York ha fondato e dirige lo studio Dysmedia che si occupa della creazione di “digital fiction”. Dopo aver vinto un National Magazine Award per un pezzo sui viaggi apparso su Saturday Night, Cooper ha girato il mondo per conto di varie riviste: i suoi servizi fotografici e i suoi articoli di viaggio sono apparsi sulle maggiori pubblicazioni in Canada e negli Stati Uniti, i più recenti sul New York Magazine. Cooper ha pubblicato narrativa su Grand Street, scritti vari su Wired, Details e Spin. Ha venduto cinque sceneggiature per lungometraggi. Ha abitato a Montreal, Londra e Parigi e New York.

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