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I niül di Franco Loi

Ah, Italia nascosta, che nessuno può vedere,

Italia che lavora e si dispera,

Italia senza gloria e senza possedimenti,

 terra d'un dio nascosto senza paura,

 io ti conosco e cerco il succo del credere/che tiene insieme le genti dentro l'oscurità.

L'abbaiare d'un cane, una sirena d'allarme, qualcuno che canticchia al tramonto, i bambini che giocano a palla, il ferro d'un tram. Sono la vita che tenacemente si riafferma, anche quando "facciamo fatica a dare fiato al cuore". Nella sua ultima raccolta di versi, I niül (Interlinea Edizioni), Franco Loi rivive il legame con la sua città, Milano, in cui riconosce tutti i vizi e le virtù del nostro paese, dove "il male è essersi perduto, essere senza grazia". Un dialetto ricco di musica e contaminazioni, il suo, che modula il disagio dell'uomo contemporaneo mescolando al disincanto una irriducibile speranza.

L'intervista di Cultbook Factory a cura di Stas' Gawronski.

L'autore

Franco Loi è nato a Genova nel 1930 e vive e lavora a Milano. Raffinato interprete dialettale, dopo aver fatto il ceramista, l’operaio ed essersi diplomato in ragioneria, diviene impiegato all’Ufficio stampa della Mondadori. Incomincia a scrivere a 35 anni e la prima pubblicazione di alcune poesie avviene nel 1972 sull’Almanacco dello Specchio. Successivamente pubblica una ventina di libri con raccolte di poesie o poemi, fra cui ricordiamo: Strolegh, Teater, L’Aria, Liber, L’Angel, Amur del temp.