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 L'innocenza

L'innocenza

Chi sono i protagonisti del suo ultimo romanzo, L’innocenza (Neri Pozza 2007)? I bambini sono i personaggi principali di questo mio libro. Circondano il grande William Blake, che esercita su di loro il suo influsso. Ma quelli veramente importanti sono loro: Jim e Maggie sono i protagonisti. I due ragazzi sono l’uno l’opposto dell’altra. Lei è una ragazza di città, una vera londinese, senza peli sulla lingua. Al contrario lui è un tranquillo ragazzo di campagna. Sono diametralmente opposti, ma tra loro nasce un’amicizia e a loro volta faranno amicizia con il loro vicino di casa, Blake appunto. Il personaggio di Blake rimane sullo sfondo, ma con la sua poesia e le sue incisioni rappresenta il mistero e anche la trasgressione. Ci può parlare di questo personaggio, apparentemente in secondo piano, ma in realtà protagonista del libro? William Blake è uno dei poeti più famosi in Inghilterra, come Dante in Italia. E’ un poeta che ha sempre faticato a farsi comprendere, sia ai suoi tempi, che ora (nonostante i numerosi studi a lui dedicati). Era un eccentrico. E’ stato anche pittore e incisore. Nel complesso un personaggio abbastanza estremo, diventato un’icona. Che ruolo ha Blake nell’esperienza di questi ragazzi? Jam e Maggie nel mio libro hanno 12 anni, non sono più bambini, ma ancora nemmeno adulti. Sono sull’orlo di un grande cambiamento. In quel periodo Blake ha già scritto i Canti dell’innocenza e poi scriverà i Canti dell’esperienza. Si pone nei confronti dei ragazzi come guida, offrendo loro dei consigli, per accompagnarli nel loro viaggio, in quell’esperienza che è il crescere, il diventare grandi. Maggie ha un grande segreto. Qual è il ruolo di questo segreto nella storia? Il segreto e’ una delle cose che volevo esplorare, per capire se è così come si crede, il passaggio dall’innocenza all’esperienza. Beh, a volte non è così. A volte l’esperienza l’acquisiamo da un segreto che ci consente di riguadagnare la nostra innocenza. Il segreto è il capire che innocenza ed esperienza si fondono l’una nell’altra. Il passaggio dall’innocenza all’esperienza sembra essere parallelo anche al passaggio dalla campagna alla città e quindi la scoperta di Londra. Naturalmente è vero che l’arrivo dalla campagna alla città di Londra è una sorta di viaggio dall’innocenza all’esperienza, ma non è così semplice. Jam viene dalla campagna, ma la sua innocenza è stata messa a dura prova dalla tragedia che ha colpito la sua famiglia. In un certo senso venire in città è trovare nuova vita e nuova innocenza, nuova vita. Siamo tutti una combinazione di innocenza ed esperienza. Sullo sfondo della storia c’e’ la rivoluzione francese, che agisce e interagisce, con un preciso ruolo narrativo. La rivoluzione francese svolge un ruolo importante in questa trama narrativa, è l’elemento storico a cui Blake reagisce. La rivoluzione ha avuto enorme impatto non solo sulla Francia, ma in tutti i paesi che la circondavano e con essa intrattenevano rapporti. Il governo inglese e lo stesso re temevano che le idee rivoluzionarie potessero attraversare la Manica e arrivare fra i cittadini. C’era fermento e dibattiti molto radicali, a favore o contro, tanto che il governo decise di dare un giro di vite, limitare la libertà d’espressione perché questo dibattito rischiava di scuotere le fondamenta del regno. Blake scrisse i Canti dell’innocenza durante la rivoluzione. Quando arrivò a scrivere i Canti dell’esperienza era gia’ il 1792, la rivoluzione aveva già preso una piega infausta. Lui stesso, che si era schierato a favore, fu oggetto di questa stretta repressiva del governo. I suoi precedenti romanzi, da La ragazza con l’orecchino di perla a La dama e l’unicorno, sono ispirati a quadri. I personaggi dell’Innocenza sembrano uscire dalle illustrazioni di Blake. Perche’ dare voce narrativa alle immagini? La mia prima ispirazione per tutti i miei romanzi viene da qualcosa di visuale, forse perché sono persona verbale, parlo molto, scrivo e leggo molto. Per me il salto tra immagine e parola è sempre stato molto interessante, molto affascinante e anche una grande sfida. Mi interessa di più questo passaggio dall’immagine alla parola che non dalla parola alla parola..

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