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 Petros Markaris: Si è suicidato il Che

Petros Markaris: Si è suicidato il Che

di Valeria Merola Petros Markaris è uno degli scrittori greci di maggior successo. Autore di numerose sceneggiature cinematografiche, tra cui quelle scritte con Theo Anghelopoulos, da Giorni del ’36 a Megalexandros, a Lo sguardo di Ulisse, fino a L’eternità e un giorno, Palma d’oro al Festival di Cannes del 1998, Markaris è anche drammaturgo (Storia di Alì Retzos, Gli ospiti, Come i cavalli). I suoi primi due romanzi, Ultime della notte (Bompiani, 2000) e Difesa a zona (Bompiani, 2001), tradotti in molti paesi europei, hanno imposto all’attenzione del pubblico le avventure del commissario Kostas Charìtos, che ora ritorna con un nuovo caso. Come nei primi due romanzi, Markaris si distingue per una spiccata vena umoristica e una particolare sensibilità per l’attualità politica e culturale. Abbiamo incontrato lo scrittore Petros Markaris l’8 maggio scorso, durante la Fiera del Libro di Torino. D: Un nuovo caso per il commissario Kostas Charìtos. Ci può presentare questo personaggio e le sue avventure? R: Il commissario Kostas Charìtos è un personaggio che è nato improvvisamente, tra il 1992 e il 1993. Charìtos è venuto da me con la sua famiglia: un uomo con sua moglie e sua figlia. È un personaggio molto insistente, che mi ha ossessionato per parecchio tempo, obbligandomi ad occuparmi di lui. Il suo modo di visitarmi con insistenza mi ha fatto decidere di disegnarlo come un poliziotto. Charìtos è un piccolo borghese – anche se inizialmente non pensavo di parlare della piccola borghesia, ma, l’ho detto, è un personaggio che impone il suo carattere con ostinazione e costanza -, che ama molto la sua famiglia. Il rapporto con la moglie emerge con tutti i problemi di una vita comune di vent’anni. Nei primi due romanzi i due si torturano a vicenda. Nel terzo, Si è suicidato il Che, è la donna a tormentare il marito, che è malato, in una fase di convalescenza, e come tutti gli uomini malati, è perduto. D: Ci vuole raccontare in poche parole il nuovo romanzo? R: Al centro di Si è suicidato il Che ci sono tre suicidi. Tre personaggi molto conosciuti, un imprenditore, un membro del Parlamento e un giornalista, che si suicidano in pubblico: i primi due davanti alle telecamere durante un programma televisivo e il terzo nel bel mezzo di una festa. Per Charìtos si tratta della prima inchiesta che conduce in privato, perché, trovandosi lontano dal lavoro per via della convalescenza, non ha il diritto di svolgere un’indagine ufficiale. Charìtos concentra le proprie energie per cercare di scoprire perché questi uomini famosi decidono di suicidarsi davanti alle telecamere. Attraverso questo intrigo, il romanzo ricostruisce gli ultimi trent’anni della vita pubblica e della storia recente della Grecia, dalla caduta del regime dei Colonelli fino ad oggi. Ho cercato di osservare come sia cambiata la realtà per coloro che durante il regime avevano opposto resistenza e ora sono diventati i più riconosciuti rappresentanti dello status quo della Grecia. D: Il passato nel suo romanzo sembra essere una forza alla quale non ci si può sottrarre, una necessità che decide il destino dei personaggi. Perché? R: Bisogna innanzitutto fare alcune considerazioni sulla storia della Grecia dopo la seconda guerra mondiale. Una generazione di rivoluzionari di sinistra, che hanno perduto la battaglia contro le forze conservatrici del paese, si è spesso rifugiata in Francia. La generazione degli studenti rivoluzionari del 1974 è la prima generazione della sinistra resistente a prendere il potere in Grecia. Questa generazione ha mantenuto il governo per vent’anni, occupando tutte le più alte cariche dello Stato greco. Questa storia politica recente resta molto viva ancora oggi in Grecia, anche nell’attualità politica dei nostri giorni. D: Lei è autore, oltre che di molti romanzi, anche di sceneggiature per il cinema. In quale modo la scrittura per il cinema può influenzare quella narrativa? E qual è la dimensione in cui si sente più a suo agio? R: Se si segue la struttura del romanzo si può constatare che si tratta quasi di una sceneggiatura. Questo perché sono molto influenzato dall’immaginario cinematografico e dai suoi moduli espressivi. Un’altra cosa è poi per me molto importante. Non posso assolutamente iniziare a scrivere un romanzo se non ho un’immagine davanti agli occhi. L’ispirazione della mia scrittura è sempre un’immagine. Nel primo romanzo mi sono concentrato sull’immagine di due uomini che si guardano; nel secondo su quella di un’isola durante un terremoto. In questo terzo romanzo l’immagine iniziale è quella del poliziotto che guarda il gatto. Quando ho davanti agli occhi uno scenario così definito, mi sento chiamare dentro l’immagine e inizio a scrivere. Per questo la mia scrittura è sempre molto legata alla dimensione cinematografica. Petros Markaris, Si è suicidato il Che, Bompiani 2004, pagg.422, euro 17,00, traduzione di Andrea Di Gregorio.

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