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Rosetta Loy: le difficoltà di pubblicare il primo libro

In questo filmato la scrittrice Rosetta Loy, vincitrice nel 2017 del Premio Fondazione Il Campiello alla carriera, racconta le prime difficoltà che incontrò quando, tra la fine degli anni '60 e i primi '70, cercava di pubblicare il suo primo libro, La bicicletta, edito poi da Einaudi nel 1974. La scrittrice legge poi un brano tratto dal suo libro Le strade di polvere, pubblicato sempre da Einaudi nel 1987 e grazie al quale Rosetta Loy ottenne finalmente il riconoscimento del pubblico e della critica.

 

Rosetta Loy ha sempre affrontato con signorile disincanto le memorie dell’adolescenza, gli inganni del tempo e le offese della storia, filtrandole attraverso le testimonianze di chi rivendica, pur nel dolore, una dignità morale mai scalfita. Di nuovo gli scrittori ci vengono in aiuto fornendo uno sguardo diverso, in grado di offrirci chiavi di lettura per comprendere il nostro presente e interpretarlo in maniera personale e consapevole” - Matteo Zoppas, Presidente della Fondazione Il Campiello e di Confindustria Veneto, in occasione del conferimento del premio alla carriera a Rosetta Loy nel 2017.

 

Rosetta Loy è nata a Roma nel 1931. Cesare Garboli paragonava il suo tono «rapido, scarno, essenziale ma decisamente concreto» a quello di alcuni scrittori ottocenteschi, che come lei trovavano la ragione del proprio raccontare «in quegli argomenti sui quali finiamo sempre col misurare, per abitudine, il talento dei romanzieri: l'amore, la guerra, i bambini, la morte». Esordisce nel 1974 con La bicicletta e due anni dopo pubblica La porta dell’acqua. Con L'estate di Letuche riflette sui movimenti sessantottini, mentre con i racconti di All’insaputa della notte torna all’Europa del ’39. È nel 1987, con l’epopea ottocentesca di una famiglia contadina del Monferrato, che arriva il successo di pubblico e critica: Le strade di polvere vince il premio Campiello e il Viareggio. Nel 1992 esce Sogni d’inverno, focalizzato su un rapporto madre – figlia e sulla costellazione di uomini che orbita intorno a loro; nel 1997 torna alla scrittura autobiografica e dà alle stampe La parola ebreo, una accurata ricerca, costata non poca fatica, sulle leggi razziali e lo sterminio degli ebrei, che parte dalla morte ad Auschwitz di alcuni suoi vicini di casa. Nello stesso anno continua a ragionare sulla persecuzione ebraica in Cioccolata da Hanselmann e con Ahi, Paloma il suo sguardo rimane focalizzato sulla tragedia della seconda guerra mondiale, affrontato con un’intonazione asciutta e limpida. Ancora sull’intersezione tra storia e memoria familiare esce nel 2004 Nero è l’albero dei ricordi, azzurra l’aria, che vince il Premio Bagutta. Nel 2009 pubblica La prima mano, un memoir con cui fa nuovamente ritorno all’infanzia romana. Nel 2010, Rosetta Loy esplora i territori a cavallo tra documentario e narrativa con Gli anni fra cane e lupo – 1969-1994 Il racconto dell’Italia ferita a morte. Nel 2016 esce Forse, un’autobiografia in cui l’autrice, con una volontà memorialistica che sembra inesauribile, riacquista la sua postura narrativa e riprende in mano con sapienza i fili di sempre. Parallela alla produzione romanzesca, poi, nel 2015 ha esordito come autrice per ragazzi con tre libri sull’arte (Van Gogh, Andy Warhol, Magritte).

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