Seguici    
Accedi

Effettua il LOGIN

Hai dimenticato la password?
REGISTRATI ADESSO!

oppure accedi tramite...

 

Il dolore perfetto

 Il dolore perfetto

di Valeria Merola Premio Strega 2004 per l’ultimo romanzo, Il dolore perfetto, Ugo Riccarelli è autore di Un uomo che forse si chiamava Schulz, Stramonio (entrambi pubblicati da Piemme), L'angelo di Coppi e Le scarpe appese al cuore (ambedue Mondadori). D: Quali sono le vicende principali su cui si costruisce la storia, le linee guida per la lettura del suo romanzo? R: Il dolore perfetto è un romanzo di ampio respiro, che, attraverso la storia di due famiglie, racconta, dal punto di vista delle vicende personali e private dei personaggi, la storia del nostro paese degli ultimi centocinquanta anni. Il dolore perfetto narra le vicende di un maestro idealista, anarchico, che arriva dal Sud e va a insegnare in un piccolo paesino della Toscana, dove incontra e si innamora di una vedova, dalla quale avrà dei figli, dai nomi emblematici di Cafiero, Libertà, Mikail e Ideale. L’altra famiglia è quella dei Bertorelli, che sono commercianti di maiali. Le due famiglie rappresentano due anime contrapposte del nostro Paese: una un po’ più idealista e sognatrice, l’altra più concreta, sanguigna. L’Annina, che è figlia dei Bertorelli, e Cafiero, figlio del Maestro, si sposeranno, divenendo il trait-d’union tra queste due anime. Il dolore perfetto è quindi una sorta di romanzo storico, ma anche un’indagine sul senso della vita e sulla consapevolezza della sofferenza nella condizione umana. D: Il dolore perfetto si rifà ai moduli del romanzo storico, ma è anche un romanzo che racconta storie, in un momento in cui la narrativa italiana sembra avere paura di farlo, per soffermarsi piuttosto sulla fotografia del piccolo quotidiano. Che cosa ne pensa? Qual è il registro per il racconto, quello del realismo o quello dell’allegoria? R: Fino a poco tempo fa, in effetti, la letteratura italiana sembrava molto attratta dal minimalismo e dalla contemporaneità e da quello che qualche critico ha definito il vizio quasi maniacale di guardarsi l’ombelico. Ultimamente mi sembra ci sia un’inversione di tendenza, basti pensare, per rimanere sempre nell’ambito dello Strega, al libro che ha vinto l’anno scorso, Vita di Melania Mazzucco: una storia di ampio respiro, di emigrazione italiana, di famiglie. In romanzi come questo, lo sguardo sembra alzarsi dal presente ad un panorama storico più ampio. Probabilmente è un modo per elaborare altri strumenti di indagine del presente. Nel mio libro ho cercato, raccontando la memoria delle nostre famiglie, dei nostri nonni, di capire qualcosa di più sulla nostra esistenza e sulla nostra storia. Il dolore perfetto cerca in qualche modo di riallacciarsi alla tradizione orale del nostro paese. Non a caso il romanzo nasce da un’immagine, che è quella di mia nonna che racconta le storie della mia famiglia. Nel fare questo, il confine tra la realtà e l’immaginario deve essere sempre più labile, nel senso che nel racconto c’è sempre un qualcosa di nostro, un arricchimento dell’invenzione. Il libro gioca con il realismo e l’allegoria, divenendo traslucido e scivolando quasi nella fiaba. D: Il suo è un libro corale. La scrittura polifonica fa pensare all’epica, evocata anche dai nomi dei membri delle due famiglie: da Ideale a Libertà, da Telemaco a Ulisse. Qual è lo spazio del narratore in mezzo a tante voci? R: Mi sembrava intanto importante usare una struttura classica di romanzo. Il dolore perfetto è un romanzo in cui si intrecciano parecchie trame, parecchi personaggi. Mi è piaciuto provare questa struttura sul registro dell’oralità. In questo senso la posizione del narratore è quella di mettersi dal punto di vista a cavallo tra la storia e i sogni: quello delle storie individuali. La storia non è solo quella che studiamo nei manuali, ma anche la storia delle piccole esistenze, con i loro desideri, speranze, amori, dolori. D: In che modo la letteratura può colmare il divario tra pubblico e privato? Il romanzo è proprio il modo di rendere pubblico il privato, ma anche di interiorizzare la dimensione pubblica. Penso in questo senso ancora all’epica, con cui Il dolore perfetto si confronta spesso. R: Al romanzo è affidata la possibilità di raccontare la storia attraverso i sentimenti, le passioni e la fantasia. Alla saggistica spetta invece il compito della ricerca pura e del racconto dei fatti. La letteratura inventa e racconta menzogne – come diceva Pessoa, il poeta è un fingitore -, però raccontando di fantasia riesce a produrre una qualche verità. In questo senso la letteratura è conoscenza. I fatti raccontati nel mio libro, anche se sono ispirati alle vicende della mia famiglia, sono frutto d’invenzione, non rispondono a verità. È però certo che il racconto corale si avvicina ad un’analisi del senso della vita e della storia che è stata. D: Può la storia individuale essere confrontata con la Grande Storia? R: Sono due piani che a prima vista sembrerebbero escludersi, perché le vicende private sembrano stemperarsi nella Storia. È alla letteratura, al cinema, all’arte, che spetta il compito di osservare da vicino queste piccole esistenze, che si stagliano sullo sfondo dei grandi eventi collettivi. D: Che cos’è il dolore perfetto? È una possibilità per il tragico contemporaneo? R: Per chiarire gli equivoci, che spesso sorgono negli incontri con il pubblico, l’aggettivo «perfetto» non sta ad indicare che quel dolore sia il migliore. È una sorta di antinomia, che esiste anche nella dottrina cristiana: il pentimento assoluto che porta alla perfezione. Non si tratta di questo: la mia idea è più vicina semmai a qualcosa di gaddiano. È la consapevolezza che la sofferenza fa parte della condizione umana, così come la ricerca della felicità. Il fatto è che questo dolore, che non è necessariamente fisico, ma è più spesso un dolore interiore, un’inadeguatezza, la sensazione di qualcosa che si perde, raggiunge un culmine, e dà ai protagonisti del libro la forza per andare avanti nella vita. È un dolore che cambia e che offre una possibilità di conoscenza. Ugo Riccarelli Il dolore perfetto Mondadori, 2004 pp. 325, Euro 17,60.

Tags

Condividi questo articolo

Inserisci il codice nel tuo articolo