Seguici    
Accedi

Effettua il LOGIN

Hai dimenticato la password?
REGISTRATI ADESSO!

oppure accedi tramite...

 

Viaggio in Corea del Nord

 Viaggio in Corea del Nord

di Francesca Fagnani Soprannominato “il regno eremita”, la Corea del Nord è un paese in cui la gente vive completamente sigillata dal resto del mondo, in una civiltà irreale, fuori dal tempo, ultima frontiera della guerra fredda e pericolo militare per il mondo. Geri Morellini è uno dei pochissimi stranieri ad essere riuscito ad entrare. Il suo libro è il primo rapporto completo su questo regime. Il diario del viaggio, nella prima sezione, è un racconto teso ed emozionato ma perfettamente descrittivo di luoghi mai visti prima da un occidentale. L’autore di Dossier Corea. Viaggio nel regime piu’ isolato del Mondo (Castelvecchi) racconta delle sue fughe per eludere i controlli delle autorità, descrive l’alienazione impenetrabile della gente, le autostrade a cinque corsie in cui non c’è neanche una macchina, i segni delle terribili carestie nelle campagne. Evoca atmosfere misteriose, tra l’incubo orwelliano della società totalitaria e un’organizzazione medioevale della vita della gente. D. Prima ancora di conoscere le ragioni di un libro sulla Corea del Nord, vorrei sapere come sei riuscito a visitare questo paese blindato R. Da quando vidi in tv le uniche immagini girate fino ad allora in questo paese, in un canale olandese, non ho mai smesso di pensarci. L’idea che esistesse ancora un luogo fuori dal mondo e completamente escluso da ogni tipo di contaminazione mi affascinava moltissimo. Così, quando il regime di Pyongyang, all’inizio del 2003, ha invitato una delegazione di giovani politici di Forza Italia come primo segnale per uscire dal totale isolamento diplomatico, ho fatto di tutto per riuscire a farne parte. Pur occupandomi di attualità, non sono né un politico, né di Forza Italia. L’occasione era però unica per mettersi a sottilizzare, così sono partito, nonostante non sia stato facile comportarmi da politico in Corea del Nord. D. Perche’ proprio la Corea del Nord? R. La ragione e’ nel titolo stesso: “Corea del Nord. Viaggio nel regime piu’ isolato del mondo’. Mi affascina il concetto stesso di isolamento totale. D. Perché la Corea del Nord ti affascina, nonostante tu la descriva come un incubo? R. La situazione della gente è drammatica. Le privazioni che quotidianamente subiscono di ogni forma di libertà sono atroci. Quello che trovo incedibile è il fatto che esista oggi un luogo in qualche modo puro, completamente incontaminato da ogni forma di globalizzazione. Pur se questo in Corea del Nord assume riflessi drammatici, sapere che la gente crede ancora di vivere in un paradiso terrestre, solo perché non ha la possibilità di confronti con l’estero e solo perché la propaganda del regime lo fa credere, è qualcosa che mi ha colpito profondamente. E’ un gigantesco esperimento sociologico. Il mistero più grande che mi porto da questo viaggio sono proprio le persone. Nessuno straniero ha mai avuto la possibilità di relazionarsi liberamente con un nordcoreano, perché per loro è un reato punito con il carcere. Quando camminavo per le strade, vedevo la gente cambiare direzione, qualcuno abbassare il capo. Se entravo in qualche locale, addirittura mi cacciavano. L’unica persona con cui ho potuto parlare, oltre agli uomini del Partito che erano con me, era una guida di un museo. Non sapeva nulla dell’11 settembre. D. Ho letto che alcuni giocatori della squadra di calcio che ai mondiali di Inghilterra del ’66 divennero famosi per aver battuto l’Italia sono stati poi chiusi in campi di prigionia solo per aver festeggiato in modi considerati “da corrotti occidentali”. Puoi dirci qualcosa a riguardo? R. Si è così. In realtà quei giocatori hanno poi perso malamente la partita successiva e il grande leader di allora, Kim Il Sung (il padre dell’attuale dittatore Kim Jong Il) attribuì a quei festeggiamenti la sconfitta. Il più famoso di loro, Pak Tu Ik, secondo la testimonianza di un prigioniero dei campi di concentramento che è riuscito a fuggire, nel 1997 era ancora nel campo di prigionia di Yodok, 90 km dalla capitale Pyongyang. I campi di concentramento sono uno degli aspetti più atroci e meno conosciuti del regime. Nel libro ho raccolto tutte le testimonianze di chi è riuscito a fuggire, nonché i rapporti delle o.n.g. che lavorano per la salvaguardia dei diritti umani. Tuttavia è difficile capire le proporzioni della tragedia. Secondo alcune stime, circa 200.000 nordcoreani sono attualmente chiusi nei campi di concentramento, con punizioni e violenze di ogni tipo. D. Hai accennato prima al controllo delle menti. E’ veramente possibile gestire il cervello di un popolo intero? Come avviene? R. L’isolamento dal mondo esterno è la base su cui il regime sopravvive. E’ un paese sigillato, e la totale chiusura mediatica è l’elemento più sconvolgente. La tv mostra del mondo soltanto immagini di guerre e tragedie da più di 50 anni, e per questo, come ho detto, la popolazione si è convinta che la Corea del Nord sia l’unico luogo pacifico della terra. Il controllo è assoluto sotto ogni aspetto. Non c’è neanche la possibilità di muoversi liberamente all’interno del paese. La polizia è organizzata con un sistema di spionaggio capillare, con controlli incrociati che entrano in ogni gruppo familiare. La società stessa ricorda la nostra società feudale, è organizzata con un sistema aristocratico di gerarchie basate tutte sul valore militare, che si tramanda di padre in figlio. Anche questo permette un controllo più efficace. D. La sunshine policy e' la nuova via di "apertura" al mondo intrapresa dalla Corea del Nord. Tale strategia restituisce un'immagine ovviamente parziale, se non addirittura falsata, del Paese. E' comunque una politica da auspicare e incoraggiare in quanto rappresenta una germinale forma di rottura dell'isolamento? R. Credo in realta' che la sunshine policy abbia delle gravi conseguenze in quanto ha permesso che non si parlasse di campi di concentramento. Ha consentito che lo scandalo degli aiuti umanitari, che di fatto arrivano direttamente alle casse del Regime, fosse taciuto. Tutto cio' e' occultato per restituire una situazione del Paese di comodo. L'unica soluzione possibile per una reale apertura consiste in una concreta penetrazione informativa che alcune organizzazioni non governative stanno attivando, attraverso ad esempio la diffusione delle radio il cui possesso e' proibito e che vengono lanciate dal cielo.

Tags

Condividi questo articolo

Inserisci il codice nel tuo articolo