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Addio a Miriam Mafai, voce storica del grande giornalismo italiano

E' morta lunedì 9 aprile Miriam Mafai, voce e firma storica del grande giornalismo italiano. Si è spenta a 86 anni, a Roma, provata da una lunga malattia.

Figlia di di due grandi artisti del XX secolo - il pittore Mario Mafai e la scultrice Maria Antonietta Raphael -, Miriam Mafai intraprese giovanissima l'impegno prima in politica e poi nel giornalismo. Allontanata dal ginnasio per effetto delle Leggi razziali (a causa delle origine ebraiche del ramo paterno), prese parte attivamente, poco più che adolescente, alla Resistenza antifascista a Roma e iniziò negli anni sessanta la carriera giornalistica come corrispondente per “Vie Nuove” e successivamente presso l'”Unità”, all'epoca "Organo del Partito Comunista Italiano", fra le fila del quale fu attivista e militante.
Sposata civilmente con Umberto Scalia, segretario della Federazione del PCI dell'Aquila, conobbe nel primo dopoguerra Giancarlo Pajetta, al quale fu legata per molti anni da un'intensa amicizia e che sarebbe in seguito diventato – nonostante la notevole differenza di età e gli ostacoli dovuti ai legami familiari di entrambi – l'autentico grande amore della sua vita.

Fine osservatrice dei mutamenti sociali e politici di quasi sessant'anni di Storia italiana, scrittrice e saggista, Miriam Mafai diresse “Noi Donne” collaborò come inviato per “Paese sera”, fino a iniziare una lunga e stabile collaborazione con “La Repubblica” - alla cui fondazione partecipò attivamente – segnando con i suoi interventi e i suoi editoriali un trentennio di informazione e di cultura italiana.

Nei primi anni Ottanta, fu presidente per tre anni consecutivi della Federazione nazionale della stampa italiana e affiancò sempre alla carriera giornalistica quella di scrittrice e di saggista. Fra le sue opere più note
L'uomo che sognava la lotta armata (1984), Pane Nero. Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale (1987), Il lungo freddo. Storia di Bruno Pontecorvo, lo scienziato che scelse l'Urss (1992), Botteghe Oscure addio. Com'eravamo comunisti (Premio Cimitile nel 1996) a Dimenticare Berlinguer (1996), da Il sorpasso. Gli straordinari anni del miracolo economico 1958-1963 (1997) e Il silenzio dei comunisti (2002) e il più recente Diario italiano (2006), raccolta di interventi scritti per “Repubblica”.

Con Miriam Mafai il giornalismo italiano non perde soltanto una firma autorevole ma anche una testimone preziosa che ha saputo dar voce i mautamenti e alle trasformazioni della storia e del costume italiano, raccontandone i momenti più importanti e le grandi tappe politiche, sociali e culturali.
A lei va il commosso ricordo di Rai Letteratura, che si unisce cordoglio del mondo intellettuale nel giorno della sua scomparsa e vi regala un contributo dalla trasmissione di Rai Educational
"Donne in cammino"  a lei dedicata, in cui la stessa Miriam Mafai si racconta al pubblico, condividendo in prima persona parte della sua storia e della sua esperienza.

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