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Andrea Tarabbia: la solitudine del serial killer

"Dominare i corpi”: è questa l’ossessione che spinge Andrej Čikatilo, più noto come il mostro di Rostov,  a infierire sulle sue vittime, prima di ucciderle. Tante queste vittime: almeno cinquantasei, colpevoli solo di essersi fidate di un estraneo dall’aria gentile. Andrea Tarabbia vuole capire da scrittore cosa sia avvenuto nella testa del serial killer, quali siano stati i demoni che lo hanno spinto ad agire, come abbia fatto a tornare a casa dalla moglie e dai figli dopo aver massacrato, che infanzia abbia avuto. In un gioco tra presente e passato ci racconta dall’interno, grazie a una claustrofobica prima persona, i fantasmi di Čikatilo: quello della sua prima vittima, la piccola Lena dal cappotto rosso, attirata dalla promessa di gomme da masticare, e quello del fratello Stepan, sparito durante la grande carestia, forse per essere mangiato dai vicini di casa. Attraverso questa spaventosa figura Tarabbia racconta anche il crollo del comunismo e dell'Unione Sovietica a cui Čikatilo era devoto.

Nell'intervista abbiamo parlato della scelta del soggetto, del modo in cui lo scrittore ci si è accostato, delle motivazioni di Čikatilo, e del rapporto tra questo libro e i due precedenti di Tarabbia, Il demone a Beslan e La buona morte.

 

Andrea Tarabbia è nato a Saronno nel 1978. Ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi La calligrafia come arte della guerra (Transeuropa, 2010), Marialuce (Zona, 2011), Il demone a Beslan (Mondadori, 2011), il racconto La ventinovesima ora (Mondadori, 2013) e il reportage La buona morte. Viaggio nell’eutanasia in Italia (Manni, 2014). Nel 2012 ha curato e tradotto Diavoleide di Michail Bulgakov per Voland. Vive a Bologna con la moglie e il figlio.

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