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Antonia Arslan, il libro salvato dalle donne

Da anni Antonia Arslan ha messo al centro della sua opera il genocidio che nel 1915 ha colpito il popolo armeno. Nel Libro di Mush, Arslan, che più che una storica si definisce una cantastorie, racconta un episodio di coraggio femminile. Durante la fuga dall’Armenia due donne riescono a salvare l’antico libro simbolo della cultura armena che pesa ventisette chili ed è alto quasi un metro, smembrandolo e portandolo con sé. Il desiderio della scrittrice di dar voce alle vittime di un massacro per anni dimenticato non si esaurisce qui: dalla ricerca storica non mancheranno nuovi spunti per altre creazioni narrative.  

Antonia Arslan è nata a Padova nel 1938. Laureata in archeologia, è stata professore di Letteratura italiana moderna e contemporanea all'Università di Padova. È autrice di saggi sulla narrativa popolare e d'appendice (Dame, droga e galline. Il romanzo popolare italiano fra Ottocento e Novecento) e sulla galassia sommersa delle scrittrici italiane (Dame, galline e regine. La scrittura femminile italiana fra '800 e '900). Attraverso l'opera del grande poeta armeno Daniel Varujan — del quale ha tradotto le raccolte II canto del pane e Mari di grano — ha dato voce alla sua identità armena. Ha curato un libretto divulgativo sul genocidio armeno e una raccolta di testimonianze di sopravvissuti rifugiatisi in Italia. Nel 2004 ha scritto il suo primo romanzo, La masseria delle allodole, che ha vinto il Premio Stresa di narrativa ed è stato finalista del Premio Campiello e che tre anni dopo è diventato un film dei fratelli Taviani. Nel 2009 ha pubblicato il libro La strada di Smirne cui sono seguiti Cronache dal mio risveglio, Il cortile dei girasoli parlanti e Il libro di Mush.   

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