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Antonio Scurati: il fiato corto dei padri

 

Il padre infedele è il racconto in prima persona di una paternità. Glauco Revelli, uno chef quarantenne, ripercorre le tappe dell’incontro con la sua compagna, Giulia, dall’innamoramento al matrimonio, alla nascita della figlia. Parla della mancanza di “equipaggiamento” dei padri di oggi: “affrontavamo a mani nude il compito di educare, senza alcun utensile o rivestimento che non fossero le nostre virtù o i nostri vizi di uomini, il nostro istinto di animali, la nostra nuda personalità di viventi”. Il libro mette in luce una generazione in crisi sul piano personale e su quello lavorativo; avere figli diventa l’unico evento sensato della vita, ma anche un’inaudita responsabilità. Con Antonio Scurati abbiamo parlato tra l’altro degli aspetti autobiografici del romanzo e dell’univocità dello sguardo maschile che lo caratterizza. Il libro è nella cinquina del premio Strega. 

Antonio Scurati è nato a Napoli nel 1969, ha studiato a Parigi e negli Stati Uniti. Insegna Sociologia della comunicazione presso l'Università di Bergamo, dove è tra i membri del Gruppo di ricerca sui linguaggi della guerra e della violenza. Su questi argomenti ha pubblicato Televisioni di guerra (Ombre Corte, 2003), Guerra. Narrazioni e culture nella tradizione occidentale (Donzelli, 2003) e il romanzo Il rumore sordo della battaglia (Mondadori, 2002; Premio Chianciano, Premio Fregene, Premio Selezione Rhegium Julii Opera Prima, Premio Edoardo Khilgren). Editorialista della Stampa, scrive su Internazionale, e nel 2005 ha vinto il Campiello con il romanzo Il sopravvissuto (Bompiani). Ha poi scritto Una storia romantica (2007, Premio SuperMondello), Il Bambino che sognava la fine del mondo, finalista al Premio Strega 2009. Del 2011 il romanzo, La seconda mezzanotte edito da Bompiani come Il padre infedele.

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