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Arno Camenisch: la coppia, la valle, la pensione

Una coppia giunta al trentunesimo anniversario di matrimonio vince a tombola un soggiorno di quattro notti in un bell’albergo in Engadina. Lei è entusiasta e sfoggia un vestito con i lustrini, lui i calzoni corti di un completo verde scuro. Le cento pagine della Cura di Arno Camenisch (tradotto da Roberta Gado per Keller) accompagnano i due dalla stanza da letto dell’hotel, alla sala da pranzo, dalla piscina al cimitero alla funivia in una serie di scene che ci fanno assistere a un lancinante dialogo tra sordi, che sembra incarnare l’essenza della vita coniugale. Lui è un morto che cammina (la morte ritorna ossessivamente nei suoi pensieri, nei proverbi che cita, nelle riflessioni che fa sul passato e sul futuro), non vede l’ora di tornare a casa e vorrebbe non essersene allontanato; lei è garrula, velleitaria (sogna l’Opera, la Scala di Milano, una crociera, il negozio di fiori che non ha mai avuto). Lui ostenta la sua ignoranza (la mia musica preferita è quella della pancetta in padella), lei parla per strafalcioni (facciamo parte anche noi della crème caramel). Un ritratto impietoso non solo della parabola discendente di un rapporto, ma anche degli effetti dell’avanzare dell’età, della realtà del pensionamento.

 

Arno Camenisch è nato a Brigels nel Cantone dei Grigioni il 1 febbraio 1978. Si è diplomato all'Istituto letterario svizzero di Bienne dove vive e lavora. Scrive in tedesco e romancio nella variante sursilvana. Ha esordito nel 2005 con il romanzo Ernesto ed autras manzegnas scritto  in romancio al quale ha fatto seguito una trilogia grigionese composta da Sez Ner, Dietro la stazione e Ultima sera scritti in un pastiche linguistico che mescola svizzero-tedesco, sursilvano e italiano. Le sue opere sono tradotte in italiano da Roberta Gado per Keller.

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