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Atlante occidentale e il Taccuino di Ginevra di Daniele Del Giudice

Uscito nel 1985, Atlante occidentale di Daniele Del Giudice viene ora riproposto in una nuova edizione Einaudi contenente anche l’inedito Taccuino di Ginevra, un diario che lo scrittore tenne in occasione della sua visita al Cern di Ginevra, luogo in cui voleva ambientare il suo secondo romanzo. Il libro racconta l’incontro tra un giovane fisico italiano, Pietro Brahe, che lavora all’acceleratore nucleare del Cern, e un grande scrittore, Ira Epstein, deciso ad abbandonare la scrittura per realizzare un Atlante della luce. I protagonisti si sfiorano in apertura mentre sono entrambi alla guida di piccoli aerei; è l’inizio di un’amicizia cementata da lungi discorsi. Definito da Paolo Mauri “un romanzo-laboratorio”, il libro mette a confronto scienza e letteratura, alla ricerca di punti di contatto e rispecchiamenti: sia Brahe sia Epstein studiano nuovi strumenti di comprensione del reale. Pressoché privo di trama (i personaggi vengono colti nei reciproci incontri, a volte allargati ad altri personaggi), Atlante occidentale procede per lunghi dialoghi sulla conoscenza e sui linguaggi. Dice a un certo punto lo scrittore allo scienziato:

"Tutta la mia vita, tutto il mio lavoro non è stato altro che raccordare le persone agli oggetti, e gli oggetti all’esperienza e ai sentimenti, alla percezione di sé, alle idee. Forse quello che ho inventato fin qui non è altro che una lente speciale, che permette di vedere lo sfondo e la figura nella loro relazione, in pari dignità. Lei da ragazzo sarà stato portato per la matematica, o per le scienze. Io ero portato per le persone."

Il Taccuino consente al lettore di accostarsi alla scrittura di Daniele Del Giudice dall’interno, di scrutarne il processo creativo, i dubbi, le simbologie. Si tratta, come rileva Enzo Rammairone che lo ha curato, di uno scritto di natura narrativa, godibile di per sé. Con Enzo Rammairone abbiamo parlato dI Atlante Occidentale, dell'importanza del Taccuino e del posto che Daniele Del Giudice occupa nella letteratura italiana del Novecento.

Daniele Del Giudice è nato a Roma nel 1949. Ha lavorato alla redazione di Paese sera. Da molti anni vive a Venezia. Ha pubblicato Lo stadio di Wimbledon (1983), Atlante occidentale ( 1985), Nel museo di Reims (1988), Staccando l'ombra da terra (1994), Mania (raccolta di racconti, 1997), I-Tigi. Canto per Ustica (con Marco Paolini, 2001 e 2009), Orizzonte mobile (2009). Piú recentemente sono stati raccolti suoi scritti nei due volumi In questa luce (saggi e scritti autobiografici, 2013) e I racconti (2016). Ha scritto l'introduzione alle Opere complete di Primo Levi (1997 e 2016). Nel 2002 gli è stato assegnato il premio Feltrinelli - Accademia dei Lincei per il complesso della sua opera narrativa.

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