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Bernardo Kucinski, dov`è mia figlia

Trent’anni dopo la scomparsa della sorella, sequestrata e uccisa dalla dittatura brasiliana nel 1974, il fratello continua  a ricevere nella posta messaggi pubblicitari per lei. K. o La figlia desaparecida, il romanzo di Bernardo Kucinski, racconta i tormenti provocati dall’assenza di una persona cara: un’assenza avvolta in un fitto mistero, che con il passare del tempo non diventa meno doloroso. Kucinski, che di mestiere fa il giornalista, per raccontare questa storia privata, sceglie  la forma narrativa e dove non arriva con i ricordi usa l’immaginazione. Mette in scena un padre, K.  che, non riuscendo più a mettersi in contatto con la figlia trentenne, denuncia la sua scomparsa alla polizia. K, poeta e scrittore polacco, sfuggito ai nazisti, tutto preso dai suoi studi sulla lingua yiddish, non ha fatto caso all’involuzione politica del paese in cui vive da tanto tempo. Ora si  trova ad affrontare una San Paolo ostile, dove chi sa tace, e chi non sa specula sul dolore altrui.  K. o la figlia desaparecida è uscito nella traduzione di Vincenzo Barca per Giuntina. Di seguito la traduzione dell'intervista rilasciata in inglese dallo scrittore.

 

"Ho cominciato a scrivere narrativa tardi nella mia vita, tre anni fa. Ho scritto un romanzo che non è ancora stato pubblicato, un romanzo giallo, e dopo quel romanzo, ho cominciato a scrivere dei racconti in cui trattavo soprattutto della mia famiglia, di mio padre quando ero piccolo, della mia infanzia, delle mie zie. Nel mezzo di questo processo, il libro ha cominciato a prendere forma. Vi sarete resi conto che il libro è composto di capitoli diversi, ogni capitolo vale come un racconto a sé. Mentre scrivevo questi racconti mi sono reso conto di avere tra le mani un libro. Perché ci ho messo quarant’anni, non lo so.

Quando ho scoperto di avere un libro di narrativa, ho deciso di continuare a scrivere usando solo i miei ricordi, senza cercare documenti, giornali del tempo, lavorando solo con i miei ricordi per restare sul terreno della narrativa. In questo processo della memoria sono riapparse molte cose che avevo seppellito. Lo stratagemma principale è stato quello di usare la memoria.

Ho sentito un ostacolo a trattare una storia familiare molto dolorosa in modo giornalistico, il che è paradossale, molte famiglie cercano di pescare nel passato per arrivare alla verità. Io non mi sentivo a mio agio nel fare ciò.

In Brasile l’opposizione è stata rappresentata da gruppi molto piccoli, per lo più isolati dalla società. Quindi la repressione dura ha riguardato un numero limitato di persone, mentre in Argentina e in Cile l’opposizione ha preso la forma di un’opposizione di massa.  In Argentina i militari hanno deciso di eliminare un’intera generazione e così in Cile. La differenza è consistita nel numero delle vittime, ma la mentalità era la stessa, una mentalità da guerra fredda.

La scomparsa delle persone come metodo principale di repressione, tipica dell’America del Sud di quel tempo, è stata applicata in altri paesi, ma in casi più isolati. La caratteristica di questo metodo è che è molto doloroso per le vittime e per le famiglie: crea sconcerto, un lungo periodo di sofferenza per le famiglie, ci vogliono decadi prima che le famiglie ritrovino la pace. Le costringe a rinunciare alla sepoltura. Il rito della sepoltura è molto importante perché la famiglia riprenda a vivere con i propri figli e nipoti. In America Latina ciò ha provocato molte sofferenze, soprattutto in Argentina ma anche in Brasile. Persino durante il nazismo si sapeva chi era morto, c’era un registro degli omicidi; le dittature sudamericane trovarono un modo di punizione davvero estremo. Ci si può identificare nel libro da parte di lettori di altre parti del mondo? Questo mi fa molto piacere. Il libro va al di là dei fatti, si occupa per esempio degli informatori, dei sentimenti dei parenti, del senso di colpa, cose che capitano a gente in tutto il mondo di fronte a questo tipo di situazioni.

Sono abbastanza pessimista, credo che le classi dirigenti brasiliane non contemplino la rottura con il passato. Siamo ancora in una fase di transizione, una transizione molto lunga e la maggior parte dei criminali che hanno violato i diritti umani comunque sono già morti, tutti i generali sono morti, i colonnelli stanno morendo. Non ci saranno punizioni, forse la commissione stabilirà altri fatti, ma non ci saranno punizioni. Ne sono quasi sicuro.

Dalle testimonianze che ho, la gente è abbastanza scioccata da quello che legge. Non si sapeva che la situazione fosse così, non se ne parlava molto. C’era la censura, c’era la repressione, la gente veniva arrestata, ma quando ci si trova di fronte a una storia individuale con le atrocità commesse la gente è scioccata.

Sono molto contenta che il libro abbia colpito nel segno. Sarà pubblicato in spagnolo e in catalano, sarà tradotto in Germania a luglio, potrei firmare un accordo per la pubblicazione in ebraico. Spero che la pubblicazione in inglese attirerà altre pubblicazioni, soprattutto in francese e in italiano, lingue in cui io credo sia necessario pubblicarlo."

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