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Class. I romani mantenuti a New York secondo Francesco Pacifico

Ludovica e Lorenzo, giovani e belli a Roma Nord. Si sono sposati anche se non usa più, lei gestisce una libreria nel quartiere Trieste, lui si considera un filmmaker. Dopo la vittoria di un premio del comune di Roma, Lorenzo decide che un anno a New York migliorerà la sua formazione di regista e Ludovica lo segue di buon grado. A New York i due entrano in contatto con un microcosmo di italiani con ambizioni artistiche e solidi patrimoni di famiglia. Ma un dubbio si insinua nella mente di Ludovica: e se suo marito non avesse talento?

Nel suo ultimo romanzo Class (Mondadori) Francesco Pacifico mette in scena il dramma di una generazione. Sospesi tra un benessere che va a esaurirsi nemmeno troppo lentamente e un futuro che sembra un territorio oscuro e ostile, intrappolati nei riti di una borghesia cui manca il terreno sotto i piedi, avviluppati in una rete di relazioni virtuali, i protagonisti di questo romanzo si trascinano svogliati e soli in un presente nebbioso. La realizzazione personale è inseguita da ambizioni prive di talento e ogni atto è compiuto con leggerezza. Impreparati ad affrontare la realtà. Inetti alla vita. La Lost Generation degli anni Dieci.

 

Francesco Pacifico è nato a Roma. Caporedattore di "Nuovi Argomenti" scrive su "IL", "Studio", "La Repubblica", "L'Ultimo Uomo". Ha tradotto, fra gli altri, Francis Scott Fitzgerald, Kurt Vonnegut ed Henry Miller. Ha pubblicato i romanzi Il caso Vittorio (minimum fax, 2003) e Storia della mia purezza (Mondadori, 2010), e il saggio Seminario sui luoghi comuni (minimum fax, 2012).

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