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Eugenio Montale: non mi sono mai montato la testa

Eugenio Montale legge dei brani dalle sue più famose raccolte poetiche. Da "La bufera ed altro" (1956) lettura de "L'anguilla". Montale sottolinea che la raccolta, ambientata sullo sfondo della Seconda guerra mondiale, riflette l'assurdità e l'inutilità di ogni conflitto bellico. Montale parla poi del suo lavoro di redattore svolto a Milano al "Corriere della Sera". Da "Satura" (1971): "Botta e risposta", "Uscito appena dall'adolescenza". Dalla sezione "Xenia" (ventotto brevi poesie scritte per la moglie): "Caro piccolo insetto". Un anziano Montale parla della passione per la pittura come strumento di "ricerca primitivistica". Montale e l'ermetismo: il poeta ritiene che il termine usato dal Flora soprattutto per la produzione di Ungaretti, scomparirà come etichetta di una corrente poetica specifica, perché la natura ermetica e allusiva è, in realtà, propria della poesia moderna nella sua totalità. Montale parla di Milano e Firenze: definisce la prima "una città ospitale", con il vantaggio di non avere un "luogo letterario" e confessa di non avere nostalgia della seconda che è diventata rumorosa e dove ormai non conosce più nessuno, perché i molti amici di un tempo sono morti. Una voce fuori campo legge, da "Ossi di seppia", "Cigola la carrucola del pozzo". Montale, ormai vecchio, fa un bilancio della propria vita: "Ho sempre fatto quello che mi pareva più vicino al mio temperamento e alle mie possibilità e non mi sono mai montato la testa".

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