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Francesco Pecoraro e gli autoinganni del presente

Francesco Pecoraro con La vita in tempo di pace, pubblicato da Ponte alle Grazie, ha vinto il premio letterario Viareggio Rèpaci 2014 per la narrativa. Alessandro Fo con Mancanze (Einaudi) quello per la poesia e Luciano Mecacci con La Ghirlanda fiorentina (Adelphi) quello per la saggistica. Vi presentiamo qui la nostra intervista a Francesco Pecoraro su La vita in tempo di pace, un romanzo capace come pochi di mettere in luce la meschinità del presente. Il protagonista, Ivo Brandani, ingegnere con interessi filosofici ormai rinnegati, ha sessantanove anni e si trova all’aeroporto di Sharm el-Sheik in attesa del volo di ritorno per Roma (la sua missione paradossale è quella di realizzare una barriera corallina finta, al posto di quella vera, ormai distrutta dall’uomo). Si guarda intorno curioso e insieme va con la mente a episodi passati. Esperienze lavorative, vacanze, studi, rapporto con i genitori, amori antichi e recenti riaffiorano capitolo dopo capitolo come racconti nel racconto. Nell’intervista che ci ha concesso alla libreria IBS di Roma, Pecoraro si sofferma sulla cornice del romanzo, sul tema di cosa resta di noi e delle persone a noi vicine. Conclude illustrandoci cosa significa vivere senza una guerra dichiarata, ma di fatto in guerra contro tutti.

 

Francesco Pecoraro (1945) è nato a Roma, dove vive. Ha pubblicato i racconti Dove credi di andare (Mondadori, 2007; Premio Napoli e Premio Berto), le poesie Primordio vertebrale (Ponte Sisto, 2012) e Questa e altre preistorie (Le Lettere, 2008), che racchiude le prose del suo Tash-blog.

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