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Il precariato in versi di Francesco Targhetta

«Non si muove nessuno, qua, perciò veniamo bene nelle fotografie». A metà tra romanzo di formazione e poema del quotidiano, questa è la storia di un dottorando e dei suoi – altrettanto precari – coinquilini, che, tra un prosecco di sottomarca e un pezzo rock improvvisato in sala prove, condividono un appartamento e le giornate in un quartiere dal «corpo bisunto» nella Padova popolare. Perciò veniamo bene nelle fotografie (Isbn edizioni) è il titolo dell'esordio letterario di Francesco Targhetta - trevigiano, classe 1980, assegnista di ricerca presso l’Università di Padova - che traccia un ritratto geniale e disarmante di una generazione totale di condannati alla precarietà e alla giovinezza: idealisti e insicuri, impiegati di call center e aspiranti professori, provinciali tormentati e contemplatori urbani. Un "romanzo in versi", un esperimento tanto rétro da essere modernissimo:  "Prima di questo libro avevo scritto quasi solo poesia - dice il giovane autore a Rai Letteratura - che è per definizione densa e concentrata: In uno spazio così diluito, invece, ho cercato di usare il ritmo come una specie di rete elastica di salvataggio, che respingesse in alto il lettore in caduta. Certi momenti ironici sono accompagnati da ritmi pari, martellanti e cantilenati, mentre alcuni slanci lirici sono in endecasillabi belli puliti". Un po' poema epico e un po' storia vera, nella tradizione di Elio Pagliarani.

Francesco Targhetta è finalista al Premio internazionale Ennio Flaiano e al Premio Carducci. Le premiazioni si terranno rispettivamente l'8 e il 13 luglio.

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