Seguici    
 
Accedi

Effettua il LOGIN

Hai dimenticato la password?
REGISTRATI ADESSO!

oppure accedi tramite...

Il Re Barbaro: Robert Louis Stevenson racconta Thoureau

Sara Antonelli, ricercatrice di Letteratura americana presso l'Università degli Studi di Roma Tre, ci presenta Il Re Barbaro. Ritratto di Henry David Thoreau: un saggio critico di Robert Louis Stevenson sulla figura del grande scrittore statunitense, considerato fra i protagonisti del cosiddetto Rinascimento americano.
Il Re Barbaro nasce come un lungo articolo che Stevenson pubblicò nel 1880 per una rivista letteraria inglese. L'origine di questo lavoro affonda le radici in uno degli episodi più importanti nella vita privata di Stevenson: un lungo viaggio negli Stati Uniti, compiuto dallo scrittore per ricongiungersi alla donna che amava e che era in attesa di ottenere il divorzio.
Durante la traversata per mare e per treno, però, Stevenson contrasse la tubercolosi e fu costretto ad interrompere il viaggio e a trascorrere una lunga convalescenza presso alcune famiglie ospitanti. Nel corso di questi mesi, per passare il tempo si immerse nella lettura, e fu proprio in questa occasione che scoprì Henry David Thoureau.

Il Re Barbaro è, a tutti gli effetti, un ritratto di Thoureau basato sull'impressione che Stevenson ricava di lui attraverso i suoi scritti: inesatta, parziale, che regala un'immagine a tratti ben poco generosa dello scrittore statunitense, come lo stesso Stevenson ammetterà una decina di anni più tardi, dopo averne approfondito l'opera e la conoscenza. Ma nonostante questo saggio racconti un Thoureau “distante dal genere umano”, restituendone un ritratto non aderente alla sua figura reale, si tratta di un'opera tutt'ora importantissima per riscoprire e conoscere l'opera di Thoureau e che non manca di focalizzarne alcuni tratti salienti, così come l'estrema radicalità e il desiderio di intervenire nel politico.

Henry David Thoureau, scrittore e intellettuale, è autore di testi come Disobbedienza civile e il celeberrimo Walden o Vita nei boschi, pubblicato nel 1854: in quest'opera, racconta l'esperienza di consapevole abbandono della piccola città in cui viveva per trasferirsi in un capanno nei boschi, nel tentativo di sperimentare un'esistenza autenticamente a contatto con la natura. Una figura ben diversa dall'uomo freddo, gelido, “costruttore di teoremi” tratteggiata da Robert Louis Stevenson.

Successivamente, anche Robert Louis Stevenson si renderà conto di aver commesso un errore di miopia, travisando l'immagine di un uomo attraverso le sue opere letterarie e arrivando alla conclusione che i libri non sempre sono l'immagine di coloro che li hanno scritti. Una presa di coscienza determinante, che Sara Antonelli, traduttrice di questo saggio, ripercorre per noi, svelandoci come proprio tale consapevolezza abbia costituito l'inizio della grande amicizia fra Robert Louis Stevenson e il dottor Alexander Japp: i due si conobbero proprio in seguito alle critiche mosse da Japp al ritratto di Thoureau tracciato da Stevenson, e il confronto si trasformò nel tempo in un solido rapporto di stima reciproca. Fu proprio Japp, molti anni dopo, a convincere Stevenson a trasformare il primo abbozzo de L'isola del tesoro nel manoscritto di quello che sarebbe diventato il più noto dei suoi capolavori.

Commenta

Tags

Condividi questo articolo

Inserisci il codice nel tuo articolo