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Il terrorismo secondo Giorgio Manacorda

Il corridoio di legno, il primo testo narrativo del germanista e poeta Giorgio Manacorda è stato definito in modo molto vario dalla critica: c’è chi ha parlato di thriller esistenziale, chi di fiaba psicoanalitica, chi di fantapolitica, chi di romanzo generazionale. Il libro si apre con il ritorno in Germania di un poliziotto (che poi scopriremo chiamarsi Giorgio) sulle tracce di Andrea, un amico di infanzia. La prima tappa del suo viaggio è il collegio berlinese in cui ha studiato da ragazzo con Andrea e il fratello di lui Silvestro. Il collegio è il microcosmo che contiene in sé i meccanismi violenti, poi riprodotti su più larga scala dalla lotta armata capitanata da Silvestro e i suoi amici. Nel romanzo di Manacorda gli anni settanta in Italia vedono una svolta autoritaria sul modello delle dittatura sudamericane o della Grecia dei Colonnelli. Il libro si propone come una riflessione sul tema della violenza, su ciò che la scatena e sulle ragioni di cui volta per volta si ammanta. Il terrorismo si rivela per quello che è: un modo per sfogare pulsioni individuali, per trasformare gli incubi privati in incubi collettivi.

Giorgio Manacorda è nato a Roma nel 1941. Ha insegnato letteratura tedesca all’Università della Calabria e all’Università della Tuscia. Ha scritto vari saggi su autori di lingua tedesca (da Goethe a Heiner Müller passando per Hofmannsthal, Roth, Kafka, Bachmann e altri) e si è occupato di poesia italiana contemporanea. Nel 2009 ha pubblicato Scrivo per te, mia amata e altre poesie (1974-2007).  

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