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In viaggio con Dickens di Kate Douglas Wiggins

 In viaggio con Dickens di Kate Douglas Wiggins

 

Chi non ha mai sognato di incontrare per caso il suo scrittore preferito e di farci due chiacchiere di persona? L’educatrice e scrittrice di romanzi per l’infanzia Kate Douglas Wiggin (1856-1956) ha avuto questa grande fortuna nel marzo del 1868, all’età di 11 anni, su un treno che la portava a Boston, e lo ha raccontato in un prezioso libriccino che pubblicò negli Stati Uniti nel 1912: In viaggio con Dickens, appena pubblicato in Italia a cura di Giulia Caminito (autrice anche della traduzione) da Elliot Edizioni.

Nel 1868 Charles Dickens aveva 56 anni ed era al culmine della sua straordinaria carriera letteraria (morirà due anni dopo), aveva quindi già pubblicato tutti i suoi capolavori più noti: Il circolo Pickwick (1837), Le avventure di Oliver Twist (1837-39), David Copperfield (1849-50) e Grandi Speranze (1860-61). Scrittore già amatissimo e celeberrimo a livello internazionale, all’epoca di questa vicenda si trovava negli Stati Uniti per tenere una serie di letture e conferenze.

La piccola Kate Douglas Wiggin nel 1868 aveva 11 anni, viveva nel Maine ed era una grande appassionata (come del resto un po’ tutta la sua famiglia) dei romanzi di Charles Dickens, che leggeva e rileggeva. Quando arrivò la notizia che lo scrittore sarebbe stato nelle vicinanze, a Portland, per una lettura pubblica, Kate e la sua famiglia la accolsero con “entusiasmo indicibile”. Purtroppo però partecipare all’evento era molto costoso, così la madre di Kate decise di andare da sola insieme a un cugino lasciando a casa le figlie ancora bambine. Per Kate fu un grande dolore, ma accettò la decisione materna senza protestare.

Non poteva sapere che il destino aveva una sorpresa in serbo per lei.

Il 31 marzo 1868, giorno seguente la lettura pubblica di Dickens, Kate era con sua madre sul treno da Portland a Boston per andare a trovare dei famigliari. Immaginate il suo stupore e la sua meraviglia quando si rese conto che il suo idolo, l’autore di tutte le storie che in quegli anni avevano animato la sua immaginazione era in uno scompartimento dello stesso treno. Kate sgattaiolò dalla madre fino a raggiungerlo, e non appena il posto accanto a Dickens si liberò non ci pensò due volte e si sedette accanto a lui.

In viaggio con Dickens racconta questo straordinario incontro e l’emozione di una bambina di poter chiacchierare a tu per tu con Dickens di tutti i suoi romanzi, che lei naturalmente aveva letto anche più volte ma sempre evitando “le parti più lunghe e più noiose”, sulle quali lo scrittore volle sapere di più e di cui prese accuratamente nota durante la conversazione. Ma non vi sveliamo di più e vi lasciamo il piacere di scoprire questo incontro leggendolo direttamente dalle pagine di Kate Douglas Wiggins nel suo In viaggio con Dickens.

Per gentile concessione di Elliot Edizioni pubblichiamo l’incipit del libro.

 

IN VIAGGIO CON DICKENS - Kate Douglas Wiggins

Quando ero bambina (ho sempre pensato che queste parole, in questo preciso ordine, siano le tre parole più affascinanti della nostra lingua) – quando ero bambina ho vissuto, tra i sei e diciassette anni, in un piccolo villaggio del Maine. Io e mia sorella avevamo pochi compagni di giochi, ma non riesco a ricordare che fossimo mai annoiate, per noia in un bambino, come in un adulto, intendo la mancanza di sogni e visioni, e di quelle noi ne avevamo a sufficienza. Eravamo anche molto fortunate perché la nostra casa era sulla sponda del più adorabile fiume al mondo. Quando ci calavamo dal ripido argine verso l’insenatura che era proprio sotto la nostra finestra, ci trovavamo difronte una distesa di acqua cristallina, calma come un lago, un lago dalle cui sponde potevamo far partire qualsiasi avventura galleggiante; a meno di trecento piedi c’era una scrosciante cascata – una piccola Niagara, - che, dopo essersi gettata dalla diga in uno splendido torrente fulvo, scorreva in un ruscello selvaggio che seguiva il proprio corso tra le rocce fino a raggiungere il mare, otto miglia più avanti. Nessun bambino poteva sentirsi solo vivendo sulle sponde di un fiume del genere; e poi oltre ai nostri studi e ai nostri divertimenti di campagna, avevamo i libri, che erano i nostri più cari amici. È passato del tempo, ma posso ancora vedere con chiarezza le mensole in legno scuro di noce appese al muro nel salotto di famiglia. C’erano altre mensole di libri qua e là in casa, ma io ho letto e riletto in particolare i volumi in quella mensola anno dopo anno, ed era proprio una collezione bizzarra e variegata! Sulla mensola in cima c’erano Teverino di George Sand, Typee, Undine, le poesie di Longfellow e Byron, Le mille e una notte, Festus di Bailey, Il lampionaio, I capi scozzesi, Il libro degli Snob di Thackerey, Ivanhoe, e la vita di P.T. Barnum. Quest’ultimo, devo ammettere che non rappresentasse le inclinazioni letterarie dei miei genitori, ma mi era stato regalato al mio compleanno da un nostro vicino, grato perché avevo salvato la vita a un prezioso vitello Jersey incatenato sul pedio fin troppo scosceso dell’argine del fiume. La Vita di Barnum era l’ultimo libro sull’eterogeneo scaffale in cima, e su quello subito sotto c’erano la maggior parte dei romanzi di Charles Dickens, quelli tra tutti divorati con più impazienza, anche se nessuno dei libri su quelle mensole si era potuto sottrarre a una seconda lettura, tranne Festus di Bailey, e alcuni di questi volumi trascorsero molto tempo con noi.

Mi sembra che nessun bambino al giorno d’oggi abbia più il tempo di amare un autore come i bambini e i giovani di quella generazione amarono Dickens; e credo che nessuno degli autori viventi d’oggi susciti amore in quel modo esatto. Dal nostro cane giallo, Pip, al gatto, al canarino, alla pecora, alla mucca, fino alle galline e ai galli, quasi a ogni essere vivente, prima o poi, venne dato il nome di un personaggio di Dickens; e la mia slitta preferita era pitturata di marrone e il suo nome a lettere brillanti e rosse era Il Furbacchione. Perché lo facevamo? Noi piccole creature non potevano sospettare che “il movimento democratico in letteratura fosse arrivato in città”, come diceva Richard Whiteing, nonostante ciò rispondevamo con vigore e ardore, e celebravamo l’eroe pubblicamente.

Tra i periodici letterari in casa avevamo Harper’s Magazine e Littell’s Living Age, ma non abbiamo mai letto i giornali, quindi ci fu vera eccitazione quando mia madre ci disse, guardando su «Portland Press», che il Signor Dickens stava venendo in America ed era partito in nave dall’Inghilterra. Ricordo di aver pregato per lui con fervore nella settimana successiva, affinché il viaggio fosse sicuro e i dolori del mal di mare risparmiassero una persona così preziosa. Nel mentre scoprimmo che era arrivato a New York, e aveva iniziato una serie di letture dai suoi libri; poi andò a Boston, che era ancora più vicino e noi, e poi, - giorno di entusiasmo indicibile – venimmo a sapere che era stato convinto a fare una lettura anche a Portland, che era a soli sedici miglia di distanza dal nostro paesino.

 

Kate Douglas Wiggin nacque a Philadelphia nel 1856. È stata un’educatrice e scrittrice per ragazzi, nota soprattutto per il romanzo considerato un classico per l’infanzia Rebecca of Sunnybrook Farm, pubblicato nel 1903. Dopo aver insegnato nei quartieri più malfamati di San Francisco, nel 1878 fondò il primo asilo gratuito della città. Nel decennio successivo, insieme alla sorella, creò una scuola per insegnanti dell’asilo. Dopo il matrimonio, fu costretta a lasciare il lavoro e si dedicò allora alla scrittura, ottenendo molto successo nel giovane pubblico. Morì nel 1923.

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