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Jonathan Lee: l`attentatore, il manager, la ragazza

È difficile leggere Il tuffo di Jonathan Lee (traduzione di Sara Reggiani, Big Sur) senza pensare agli attentati terroristici di oggi, ai loro esecutori e soprattutto alle loro vittime. Lee, nato in Inghilterra e trasferitosi a New York, prende spunto per il suo romanzo dal tentativo fallito dell’IRA di uccidere Margaret Thatcher al Gran Hotel di Bristol nell’ottobre del 1984 (in quell’occasione morirono cinque persone e ci furono quaranta feriti). Il libro si concentra su tre personaggi: l’attentatore, Dan, che se a Belfast non avesse visto morire in modo assurdo il padre sotto i suoi occhi avrebbe fatto la tranquilla vita dell’elettricista; Moose, il vicedirettore dell’hotel dove viene messa la bomba, un uomo pieno di rimpianti che organizza al meglio il convegno sperando in una promozione e Freya, la figlia diciottenne di lui, indecisa sul proprio futuro. Tre persone devastate da un piano concepito da altri: un libro drammatico e insieme capace di tratteggiare con umorismo le incongruenze del vivere.

L'intervista a Jonathan Lee è stata realizzata a Mantova, in occasione di Festivaletteratura.

 

Jonathan Lee è nato nel Surrey (Regno Unito) nel 1981 e vive a New York, dove lavora come editor per la casa editrice Catapult e collabora con la rivista letteraria Guernica. Il tuffo è il suo terzo romanzo, e il primo a essere pubblicato in Italia.

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