Borges raccontato da sua madre

Jorge Luis Borges e Leonor, sua madre, ricordano il periodo dell`infanzia dello scrittore, il primo racconto, La víscera fatal, scritto all’età di sette anni, la passione per la lettura e i lunghi viaggi intrapresi inseguendo i vari incarichi universitari, quando l’incipiente cecità già gli imponeva un’assistenza continua. Il poeta di Fervore di Buenos Aires (1923) e di Luna di fronte (1925) parla della lettura come esperienza viva, che lo libera dal grigiore della vita e dall’oscurità che lo tormenta. Anche il racconto fantastico è un’alternativa alla realtà, è il privilegio dello scrittore di poter confondere il limite effettivo tra ciò che è vero e ciò che non lo è, inducendo il lettore a pensare che questo gioco della fantasia appartenga a chi lo ha concepito. La capacità di trasformare il suo male in forza espressiva e in metafora letteraria permette a Borges di pubblicare opere di grande successo, che si concentrano spesso sulla finzione, sull’invenzione di trame solo apparentemente corrispondenti all’esperienza vissuta, quali la biografia inventata in Evaristo Carrigo (1930) e l’enciclopedia sognata del romanzo Finzioni (1944).

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