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Jung-myung Lee tra poesia e pittura

Per raccontare la storia vera di Yung Dong-Yu, giovane poeta coreano, morto nel 1944 nel carcere giapponese in cui era stato recluso perché apparteneva al movimento per l’indipendenza del suo paese, lo scrittore Jung-myung Lee sceglie la finzione narrativa, nella convinzione che questa possa dire “molto di più di una certa realtà che i fatti nudi e crudi”. Stiamo parlando di La guardia, il poeta e l’investigatore , romanzo pubblicato da Sellerio. Lo stesso accade nell’altro libro dello scrittore coreano La regola del quadro, questa volta edito da Frassinelli: qui i protagonisti sono due pittori del Settecento di cui si sa molto poco;  la loro vicenda viene rielaborata usando l’immaginazione.

Con l’aiuto di Benedetta Merlini, che ha tradotto entrambi i libri di  Jung-myung Lee, abbiamo incontrato l’autore a Mantova a Palazzo Castiglioni. Jung-myung Lee ha parlato di come sceglie i suoi soggetti, del lavoro di ricerca alla base dei suoi libri e dell’uso di omicidi e investigazioni per catturare l’interesse dei lettori. 

Jung-myung Lee è nato in Corea del Sud nel 1965. Ha studiato letteratura coreana e dopo la laurea ha lavorato come giornalista. Il suo esordio del 2006, il romanzo The Deep-Rooted Tree, è stato trasposto nel 2011 in una serie televisiva. Sono seguiti altri romanzi che lo hanno reso uno degli autori più popolari della Corea del Sud. In Italia sono stati tradotti La guardia, il poeta e l’investigatore (Sellerio, 2016) e La regola del quadro (Frassinelli, 2016).

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