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L’incontro tra Henry James e Constance F. Woolson

 L’incontro tra Henry James e Constance F. Woolson

 

Ne Il carteggio Bellosguardo – Henry James e Constance F. Woolson: frammenti di una storia (Italosvevo Edizioni), lo scrittore Valerio Aiolli racconta attraverso una minuziosa ricostruzione storiografica e narrativa, l’incontro tra la scrittrice americana Constance Fenimore Woolson e uno dei più importanti scrittori americani dell’Ottocento: Henry James.

 

Nel 1880 Constance F. Woolson aveva quarant’anni, non era sposata e non aveva figli, condizione insolita per una donna benestante dell’epoca, ma nata da una sua precisa scelta di indipendenza e libertà. All’epoca Constance (che era pronipote di James Fenimore Cooper, autore de L’Ultimo dei Mohicani), aveva già pubblicato numerosi racconti su importanti riviste letterarie e una raccolta di racconti cinque anni prima. Anche grazie all’eredità conseguita in seguito alla morte della madre viaggiava moltissimo, e nell’aprile del 1880 si ritrovò a Firenze dove, scoprì, si trovava in quel momento anche il suo idolo letterario: lo scrittore Henry James. Gli scrisse molte volte chiedendogli un incontro.

 

Henry James era nato a New York (poi naturalizzato inglese), aveva 37 anni e aveva già pubblicato diversi romanzi, tra cui Daisy Miller, che gli conferì il successo, e proprio nei mesi in cui si svolge questa storia stava cominciando a pubblicare a puntate sulla rivista The Atlantic Monthly il suo capolavoro più celebre, Ritratto di signora. In una lettera del 1880, inviata da Firenze a una delle sue sorelle Henry scriveva: “Devo andare a far visita a Constance Fenimore Woolson, che mi ha inseguito per tutta Europa con una lette­ra di presentazione”, manifestando una certa irritazione per l’insistenza delle richieste di Constance di incontrarlo. Ma pochi giorni dopo già esprime in una lettera a una zia, pur con una nota di sarcasmo, un certo apprezzamento per lei: “Questa mattina ho portato in giro un’autrice americana, Constance Fenimore Woolson, di cui forse conosci il lavoro. Constance è zittellesca, sorda e “intensa”, ma è una cara donnina e una perfetta signora”.

 

Da questo momento in poi Constance e Henry cominciano a frequentarsi periodicamente, a Firenze, Roma, Parigi e Londra, e intraprendono un lungo carteggio epistolare fino a quando si ritrovano di nuovo insieme immersi nello splendido panorama che dalle colline di Bellosguardo si affaccia su Firenze. Nasce così col tempo un’amicizia delicata, ambigua, non priva di momenti di doloroso distacco, raccontata magistralmente da Valerio Aiolli in questo libro che conduce il lettore passo per passo, storiografico e narrativo, attraverso lettere, pagine di narrativa scritte dall’uno o dall’altra autrice, descrizione delle ville e dei paesaggi toscani che l’uno e l’altro hanno frequentato e abitato, restituendo frammento dopo frammento (il libro non a caso è puntellato di citazioni di Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes) la storia dello straordinario incontro, umano e letterario, tra Constance Fenimore Woolson e Henry James.

 

Per gentile concessione di Italosvevo Edizioni (Gaffi), pubblichiamo un brano estratto da Il carteggio Bellosguardo – Henry James e Constance F. Woolson: frammenti di una storia.

 

Henry è sempre stato capace, fin da quando era giovane, di mantenere un completo riserbo sulla propria vita sentimentale. Ammesso che ne abbia una. Ammesso che non gli basti la let­teratura, in tutte le sue forme.

Quelli che lo conoscono immaginano che pos­sa essere omosessuale. Ma lui ha sempre fatto in modo che nessuno ne abbia prova certa. Non sarà quello, mai, il tema visibile del suo narrare.

Quei loro primi incontri fiorentini dovettero esse­re piacevoli per Henry, inebrianti per Constance. Si vedevano di mattina.

Lui sapeva tutto delle bellezze artistiche della città, gliele illustrava con gusto e pazienza. Lei gli esprimeva ammirazione per la sua scrit­tura. Gli confessava apertamente di invidiarlo.

Lei – come lui non aveva potuto fare a meno di comunicare a sua zia – era sorda da un orec­chio. Chi è pratico di queste faccende sa che si tratta di una menomazione non da poco. Per contrasto, ciò metteva ancor più in luce la sua autosufficienza. Non dava mai l’impressione di volersi appoggiare a qualcuno, tantomeno a lui. Questo lo rassicurava.

Gli piaceva che lei non amasse la comunità degli anglo-americani espatriati tanto quanto non l’amava lui, che però non sapeva resiste­re al richiamo sociale: raramente rifiutava un invito, anche se proveniente da persone che dentro di sé disprezzava. Lei era più rigorosa. Dopo quelle mattinate a due passava il resto della giornata e la sera da sola, a camminare per stradine di campagna o a scrivere.

Una sera, verso il tramonto, si arrampicò fino in cima alla collina attratta da quel nome, Bellosguardo. Dalla piccola piazza posta alla sommità non si vedeva nulla, ma lei intuì che quelle grandi ville che avevano lì il loro ingresso dovevano possedere un affaccio da mozzare il fiato. Forse anche più bello di quello di piazzale Michelangelo, che pure era una nuova, meravigliosa terrazza sulla città.

Pensò che le sarebbe piaciuto visitare una di quelle ville.

 

Valerio Aiolli è nato a Firenze nel 1961, tra i suoi libri Io e mio fratello (Edizioni E/O, 1999), Luce profuga (Edizioni E/O,2001), A rotta di collo (Edizioni E/O, 2002), Fuori tempo (Rizzoli, 2004), Ali di sabbia (Alet, 2007), Il sonnambulo (Gaffi, 2014), Lo stesso vento (Voland, 2016).

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