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La cultura come bene comune: l`esperienza del Valle Occupato

Il cambiamento può partire da un palcoscenico? E' la domanda a cui, da quasi un anno, cerca di dare risposta attraverso la propria esperienza il Teatro Valle di Roma, che mesi ha aperto il sipario su uno spettacolo inedito: un'occupazione di protesta trasformata in una campagna attiva di promozione artistica e sociale, orientata alla costituzione della prima Fondazione compartecipata di uno spazio teatrale come “bene comune”.


Una sperimentazione, una sfida, ma soprattutto un percorso che si inserisce a pieno titolo nel dibattito culturale italiano, aprendo nuove prospettive di confronto e di riflessione che si confermano oggi ancora più vive e attuali.

 

Il Valle è il teatro più antico di Roma. Situato a pochi passi da piazza Navona, in pieno centro storico, è stato inaugurato nel 1822 e da allora ha ospitato sul suo palcoscenico quasi due secoli di rappresentazioni. Qui hanno debuttato alcuni fra i capolavori del teatro italiano, fra cui i Sei personaggi in cerca di autore di Pirandello.

Teatro pubblico per eccellenza, il Valle è parte della storia di Roma e di Italia e fino allo scorso anno era uno dei tre teatri – insieme al Duse di Bologna e al Teatro della Pergola a Firenze – gestiti direttamente dall'Ente Teatrale Italiano.

 

Il 19 maggio 2011, a seguito della definitiva soppressione dell'ETI, tutte le attività del teatro Valle sono state interrotte in attesa che la gestione del teatro venisse affidata a terzi, attraverso un bando di gara con modalità e tempistiche da definire.
Il 14 giugno dello stesso anno, un gruppo di lavoratori dello spettacolo e di operatori del settore culturale hanno occupato il Teatro Valle per protestare contro la sua privatizzazione, intraprendendo un percorso di lotta a tutela della cultura e dell'arte in Italia.

Dopo un anno di occupazione il bilancio sembra essere più che positivo.
Importanti e significative tutte le iniziative perseguite, che hanno dato seguito a una crescente sensibilizzazione dell'opinione pubblica attraverso un intenso dialogo che, nell'arco degli ultimi dodici mesi, ha esplorato tutte le forme della narrazione e dell'espressione artistica.

Non solo teatro, dunque, ma anche musica, danza, cinema, improvvisazione, creatività, con uno spazio dedicato all'aggiornamento professionale e alla formazione per tecnici di palcoscenico, attori, drammaturghi attraverso corsi e laboratori, anche in collaborazione con lo storico ex-cinema Palazzo, oggi Sala Vittorio Arrigoni. E ancora visite guidate alla scoperta del teatro, sia per adulti che per bambini, reading, incontri, proiezioni, presentazioni e iniziative che si snodano attraverso un calendario fittissimo di appuntamenti ed eventi, cui sia il passaparola che il web fanno quotidianamente da cassa di risonanza.

 

Nuovi venti di cambiamento continuano però a soffiare sul Valle.
Per uscire dallo stato di illegalità e trasformare l'occupazione in un percorso di crescita realmente condiviso, dopo la sperimentazione di un primo quadrimestre di autogoverno è stata infatti avanzata la proposta di elaborazione di uno statuto compartecipato, per dare via al progetto di costituzione della Fondazione Teatro Valle Bene Comune. La campagna per la fondazione è partita ufficialmente a metà gennaio, e che permette a chiunque desideri sostenere le iniziative e il progetto di diventare socio fondatore.

 

Un'iniziativa unica nel suo genere, che consolida le linee progettuali e i principi ispiratori che, nelle parole degli stessi occupanti del Valle, si basa su “processo in divenire:
il teatro che immaginiamo e vogliamo si fonda sulla potenza del noi, sulla condivisione di scoperte ed errori.”
L'obiettivo è quello di restituire il Teatro Valle ai suoi veri protagonisti: autori, attori, tecnici, ma soprattutto cittadini, affinché torni ad essere davvero un Bene Comune.

Ne parla alle nostre telecamere, in rappresentanza del comitato Valle Occupato, Riccardo Sinibaldi.

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