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La natura morta di Paolo Ruffilli

Il disegno lirico dell’ultima raccolta di Paolo Ruffilli, Natura morta (Nino Aragno, 2012), si snoda attraverso strappi, cuciture, rientri e rimandi, per riaccordarsi nel «contrappunto della contraddizione», nel paradosso della dicotomia ab origine dell’uomo, vissuto con lievità. «La lungimiranza del Poeta, comune a coloro che mantengono una spiritualità semplice nella complessità della pluralità dei culti religiosi, si volge a Occidente e parimenti a Oriente. Egli, reduce dall’afflato metafisico degli ultimi Affari di cuore (Einaudi, 2011), prende il largo dalle Operette morali di Leopardi, alla volta di una parola “liquida” – puntualizzerebbe Bauman – mutevole tanto nei depositi linguistici quanto nella pluralità dei significati evoluti. Una parola che non circoscrive nel definirsi una piuttosto che centomila, bensì libera, allarga e allaga in un flusso continuo di pensieri ed emozioni, per cui l’acqua e il suo moto tornano a essere una costante della poesia di Ruffilli. Scettico quanto Montale, il Poeta riesce a svincolarsi dalle proprie passioni un istante prima che lo inabissino nella malinconia, nel piacere provocato dal ripiegamento sulla propria sofferenza; si tratta di una felice inconsapevolezza, espressa con una metrica interiorizzata e personale, che spazia dalla concisione dei distici agli enjambements incalzanti, e dettata da un lirismo estraneo alla precarietà del tempo quotidiano, che introietta, spinge dentro di sé la concezione leopardiana di limite per mai trovarsi di fronte a una realtà coerente, ma di infinite occasioni interpretative, grazie alla sua vista incerta» (Matteo Bianchi).

 

12.

 

Il peso è la matrice,

incontro, del leggero

 

il moto è la radice

della tranquillità

 

il mezzo è la cornice

del tutto intero

 

come il vuoto è

l’utilità vera del vaso

 

il tempo è il senso

e il ritmo del caso

 

e il caso è un nome

della necessità.

 

Paolo Ruffilli è nato nel 1949. Originario di Rieti, vive a Treviso dal 1972. Ha pubblicato svariate raccolte in versi, tra le quali Piccola Colazione (Garzanti 1987, American Poetry Prize), Diario di Normandia (Amadeus 1990, Premio Montale) Camera oscura (Garzanti 1992), La gioia e il lutto (Marsilio 2001, Prix Européen), Le stanze del cielo (Marsilio 2008). Oltre a numerose curatele di classici italiani e inglesi per Garzanti, Mondadori e Rizzoli, ha tradotto Gibran, Tagore e i metafisici inglesi, e ha collaborato alle pagine culturali di numerosi quotidiani nazionali. www.paoloruffilli.it

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