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La poesia di Daniele Mencarelli

A distanza di  tre anni da “Bambino Gesù”, Daniele Mencarelli torna con una nuova raccolta, “figlio”,  edita coma la precedente dalle Edizioni Nottetempo. Un filo rosso lega i due libri, entrambi dedicati all’infanzia: se in “Bambino Gesù” Mencarelli ha raccontato il male di bambini sconosciuti, i piccoli pazienti dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, ecco in “figlio” testimoniare il male “concepito nel mio stesso sangue”.

figlio” è un viaggio dentro la paternità, dentro le lunghe attese che portano un figlio a essere padre, un viaggio che fa tappa nella gioia dei nuovi arrivi, ma anche nel dolore atroce di chi non arriverà mai, o in malattie sentenziate da dottori “con le dita a pistola”. La raccolta, divisa in quattro sezioni, una per ogni attesa fiorita o sfiorita,

restituisce anche il panorama desolante della nostra sanità, dove le mura sono “sgretolate dall’umano” e chi vi opera troppo spesso “in camici bianchi senza faccia”.

Figlio” è un libro duro, pagine che non risparmiano niente al lettore, come la realtà da cui tutto scaturisce, che Mencarelli sa far rivivere con le sue parole “di vetro e cemento”.

Daniele Mencarelli nasce a Roma, nel 1974. Vive ad Ariccia. Ha pubblicato cinque raccolte di poesie: I giorni condivisi, poeti di clanDestino, 2001, Bambino Gesù, Tipografie Vaticane, 2001, Guardia altaNiebo-La vita felice, 2005, Bambino Gesù, edizioni Nottetempo, 2010 (vincitore del premio Città di Atri, finalista ai premi Luzi, Brancati, Montano, Frascati, Ceppo) e figlio, da poco uscito con le Edizioni Nottetempo. Sue poesie sono apparse su diverse riviste letterarie, cartacee e on-line. È presente nelle antologie:  L’Opera comune, Atelier; I cercatori d’oro, poeti di clanDestino, in Dieci poeti contemporaneiPendragon e in “Nella borsa del viandante”, Fara editore. 

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