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La vita di Adele

 La vita di Adele

 

A quindici anni non hai dubbi, ed Adele non ne ha: le ragazze vanno coi ragazzi. Così - fresca della lettura de La vie de Marianne di Marivaux - si mette con Thomas, uno della sua età. Ma non ne è soddisfatta, sente che le manca qualcosa: ed il qualcosa assume, infine, il sembiante di Emma, una ragazza dai capelli blu. Dapprima è un’attrazione della quale le sfugge la valenza; dipoi è amore, è passione, l’inizio di una convivenza destinata a segnare il tragitto della sua vita...

Trionfatore a Cannes (Palma d’oro e premio alle due attrici), “La vita di Adele” di Abdellatif Kechiche prende le mosse da Pierre de Marivaux, alchimista principe dei sentimenti nell’800 narrativo francese, maestro nel raccontare le “petites gens”. Il regista franco-tunisino ne aggiorna la lezione in questo suo quinto lungometraggio, che arriva a sanare il mezzo inciampo di “Venere nera” (2010). La sua macchina-cinema sembra creata appositamente per insinuarsi dentro la zona intima dei personaggi e cavar fuori quella misura di sincerità che, sullo schermo, è così difficile da captare: dialoghi curati nei minimi dettagli, prove sfibranti con chi recita, tre o quattro cineprese in azione simultaneamente, un lavorio di montaggio che - invece di curare la fluidità dell’azione - cerca di intercettare l’attimo in cui verità e spontaneità sgorgano in simmetria. Il forte legame tra Adele e Emma è raccontato senza infingimenti, le scene di sesso sono esplicite e lunghe: è così che Kechiche descrive l'amore saffico sapendo trascenderne le proprietà apparenti, universalizzando il sentimento, mettendolo in scena nella sua concentricità emotiva con maestria. Ad un certo punto del film Emma - decrittando per Adele il senso del pensiero di Sartre - afferma che la novità dell’esistenzialismo è di avere definito le persone non in forza di un’essenza preesistente ma a ragione delle scelte e delle azioni che esse compiono. Pare, invero, la descrizione della parabola di Adele, non inscrivibile in alcun modulo aprioristico, non psicologica né sociologica o morale: in luogo, un movimento imprevedibile, orchestrato da variabili occasionali, il fluido mescolarsi tra un impulso individuale ed uno stato di cose. Infine, il rapporto fra le due giovani amanti è, pure, di classe. La più giovane appartiene al ceto piccolo-borghese, l’altra ad una classe sociale più elevata. La prima trova la realizzazione come maestra d’asilo, la seconda nutre ambizioni artistiche: è pittrice, vuole esser riconosciuta come tale. A un certo punto, si renderà necessario che Adele venga sacrificata al bisogno di riuscita sociale di Emma, alla di lei necessità di avere una partner che ne condivida rango, gusti, ambizioni. E’ così che, nello scioglimento, Adele assurge alla nobiltà di figura tragica: con indossso un bell’abito blu, “preso in prestito” dalla bande dessinée di Julie Maroh (“Le Bleu est une couleur chaude”, il romanzo a fumetti fonte d’ispirazione), la protagonista capirà di riuscir a sopravvivere agli amori che non possiamo esimerci dal vivere, preferendo lo struggimento ed il dolore ad un’innaturale rimozione. Del suo percorso, qui ci sono narrati i primi due capitoli, come per l’Antoine Doinel truffautiano: e sarà bellissimo, ritrovare la giovanissima attrice d'origine greca Adèle Exarchopoulos. Sono proprio i suoi tic, il suo modo vorace ed irruente di stare al mondo e i suoi capelli perennemente in disordine sul viso, ad animar il personaggio e il film (Lea Seydoux, peraltro, le dà la replica con indiscussa autorevolezza). “La vita di Adele” ci parla, in ultimo, del tempo che (tra)scorre, diegetico ed effettuale: lo fa senza specificare una data, od un anno. Ci accorgiamo che passano i mesi, le stagioni, solo dopo un po’, immersi come siamo in un turbine d’emozioni. Dal primo amore alle gelosie novelle, dallo studio al lavoro, dalle amicizie perdute a quelle che le sostituiscono, ogni cosa si snoda giusto come nella vita. Tre ore, e non le hai sentite andar via: tutto vi scorre con la velocità, l’intensità, il calore delle giornate - degli amori - inobliabili.

                                                                              Francesco Troiano

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