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Leïla Slimani: la solitudine di Adèle

Adèle è una donna piena di paure (paura di restare incinta, paura di ammalarsi di aids, paura di morire) ma la cosa che le fa più paura in assoluto è la mediocrità: l’idea di una vita che si esaurisca nel lavoro, il marito, il figlio, le visite ai parenti, le cene con gli amici. Per combattere la mediocrità Adèle fa sesso con chi le capita, il collega del marito, il tizio trovato su internet…Di Adèle conosciamo la madre Simone, una donna che detesta la figlia ed è invidiosa del buon partito che si è aggiudicata; conosciamo il marito Richard, un gastroenterologo di buona famiglia, molto innamorato ma scarsamente interessato al sesso; conosciamo il figlio Laurent, un bambino che lei ha voluto sperando che la curasse, che riempisse il suo vuoto. Nel giardino dell’orco, il libro della scrittrice marocchina Leïla Slimani, tradotto in italiano da Elena Cappellini per Rizzoli, ha vinto il Prix Mamounia, il maggior premio letterario del Marocco. È un libro sulla solitudine, sul non riuscire ad amarsi e sull’autodistruzione perseguita con lucidità.  

 

Leïla Slimani è nata il 3 ottobre 1981 a Rabat, da madre franco-algerina e padre marocchino. È giornalista e Nel giardino dell’orco è il suo primo romanzo.

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