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Leïla Slimani: la tata perfetta

Nel suo romanzo d’esordio, Il giardino dell’orco, Leïla Slimani aveva raccontato una donna che si affanna a riempire il suo vuoto interiore, attraverso un sesso compulsivo con uomini diversi; in Ninna nanna, tradotto dal francese da Elena Cappellini per Rizzoli, al centro della sua indagine c’è una babysitter che ha ucciso i due bambini di cui si prende cura da tempo. Ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto, Ninna nanna non cerca effetti morbosi: il delitto apre il libro, quello che importa capire è perché sia avvenuto. Louise, la tata, ha l’aspetto di una bambola, è piccola e curata. Il suo arrivo a casa di Paul e Myriam è accolto come una benedizione: adora i bambini, sa giocare con loro e inoltre pulisce, cucina. I genitori possono tuffarsi ognuno nel proprio lavoro e quando tornano a casa è una festa, lei c’è sempre, discreta, disponibile, premurosa. Di capitolo in capitolo Slimani apre degli squarci sul passato di Louise e sul suo squallido presente: suo marito è morto per il diabete, era un uomo apatico che l’ha lasciata piena di debiti; sua figlia si è fatta cacciare dalla scuola e se n’è andata senza darle più notizia di sé; abita in un tugurio e butta via le ingiunzioni di pagamento; ha solo un’amica al parco e non fa che vantarsi con lei della considerazione che provano i suoi padroni per lei. La scrittura potente di Slimani ci mette di fronte alla complessità dell’animo umano, ai suoi impulsi, ai suoi abissi. Crediamo di conoscere chi c’è intorno e invece non ne sappiamo nulla. Premio Goncourt 2017.

Leïla Slimani è venuta a Roma in occasione della XVI edizione di Letterature. L'abbiamo intervistata con la traduzione simultanea di Gabriella Pisanti. 

Leïla Slimani  è nata nel 1981 a Rabat, in Marocco, e oggi vive a Parigi.  Nel giardino dell’orco (Rizzoli 2016), il suo primo romanzo, ha vinto il Prix de la Mamounia, il più importante riconoscimento letterario marocchino.

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