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L`estraneo di Tommaso Giagni

L'estraneo è un mezzosangue. È figlio della Roma di periferia ma non ci è nato, è cresciuto nella Roma bene senza mai sentirsi accolto. Quando finisce la sua storia con Alba, il giovane guarda in faccia la propria estraneità e decide di azzerare tutto e partire d'accapo. Comincia così L'estraneo,  romanzo d'esordio di Tommaso Giagni, romano classe '85, varie partecipazioni all'attivo (alle antologie di minimum fax Voi siete qui e Ogni maledetta domenica, nel 2007 e nel 2010, e a quella di EdiesseIl lavoro e i giorni, nel 2008). "Anche a me capita di sentirmi estraneo nei luoghi in cui vivo. La definizione di sé, in un momento storico come questo, viene difficile...", dice a Rai Letteratura.

La Roma che descrive è spezzata in due: c’è la "Roma delle Rovine" – il centro, il liceo bene, l’amore e il sesso delle relazioni adolescenzial-borghesi – e c’è la "Roma di Quaresima" – la periferia, la palestra, le case popolari occupate, le prostitute nigeriane. L'estraneo si trasferisce lì, Palazzina G di un comprensorio affacciato sul Viale. Affitta una stanza nell'appartamento occupato di Andrea, suo coetaneo, che si fa le maschere di bellezza e di sé non racconta nulla, a parte il sogno di avere una Ferrari. Qui, in un territorio per il quale ha il passaporto ma del quale non conosce la lingua, l'estraneo prova disarmato e maldestro a "dare del tu alla vita". Tra maniaci del body-building e riti d'iniziazione in gloria al consumismo, tra pellegrinaggi per il Lupo Liboni e guardie devote allo Stato, incontra Marianna. E se ne innamora perché ha bisogno del suo sguardo, per vedersi. Per cercare ostinatamente un'identità.

"Per raccontare bisogna sporcarsi le mani, conoscere le cose, mettere in ballo sé stessi e il proprio corpo - dice ancora nella nostra intervista -. Non si tratta di documentarsi, tipo fare la gita in borgata e guardarsi qualche libro di sociologia, per poterne poi scrivere. La dinamica la rovescerei: si frequentano le persone e si passa del tempo in certi posti, e allora si riesce a scriverne".

Una storia d'iniziazione dura, nella grande tradizione letteraria che indaga il rapporto mai risolto tra periferia e centro, raccontata con una lingua letteraria controllata e contemporanea, in cui italiano e dialetto si ibridano.

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