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Luciana Martinelli e la scrittura femminile

Quali sono le ragioni del ritardo con cui le donne sono arrivate alla scrittura? Esiste una peculiarità dello sguardo delle scrittrici sul mondo? Chi sono le scrittrici che in Europa e in Italia sono riuscite a farsi conoscere e ad affermare il loro valore?
A queste e ad altre questioni sulla scrittura femminile risponde Una stanza tutta per sé, Viaggio attraverso romanzi e poesie femminili del XIX e XX secolo: un saggio di Luciana Martinelli, docente di letteratura italiana all’Università di Cassino.

Nell’intervista Martinelli parte dallo stato di minorità delle donne nella Grecia antica. Le donne sono spose e madri, appendici dell’uomo, sia in privato che in pubblico. Solo alle etere è concesso conversare pubblicamente di cultura. Nella Francia dell’inizio Settecento si realizza la prima rivoluzione femminile della storia moderna: nascono i salotti letterari delle dame.

Lo sviluppo industriale porta all’emergere della figura della donna in Francia e in Inghilterra, sia pure in figure di secondo piano come la maestra elementare. Jane Austen vive in un paesino, ma ha una tale capacità di osservazione di quello che la circonda che nei suoi romanzi riesce a riplasmare la realtà. Scrive su pezzetti di carta che corrono il rischio di essere buttati; non ha neppure una scrivania, si appoggia al tavolo di casa. Così le sorelle Bronte, poverissime, usano per scrivere la carta rivoltata dello zucchero.

Anni dopo, in un contesto completamente diverso, Virginia Woolf, proprio a proposito della Austen, osserva che alla donna manca una stanza tutta per sé. La stanza è un termine polivalente: da una parte è il luogo fisico in cui isolarsi per scrivere, dall’altro è il simbolo della propria interiorità. Nella scrittura l’uomo rivela uno sguardo verticale, rivolto al di fuori; la donna invece nella letteratura vuole ritrovare le sue verità, approfondire gli stati d’animo. Le scrittrici italiane scontano il ritardo con cui il paese arriva alla modernizzazione, il loro cammino è lento, la conquista dell’autonomia molto faticosa. Capuana definisce con dispregio lo stile delle donne “donnesco”.
Il punto più alto della narrativa femminile italiana, secondo Martinelli, è rappresentato da Elsa Morante, dai suoi romanzi L’isola di Arturo e Menzogna e sortilegio.          

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