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María Teresa Andruetto: le lettere della madre

Sui desaparecidos argentini e sul doloroso destino dei loro figli sono stati fatti molti film e scritti molti libri. María Teresa Andruetto, nel suo Lingua madre (tradotto da Federica Niola per Bompiani), sceglie di occuparsi di Julieta, che nasce in Argentina nel 1975 da Julia, una militante costretta alla clandestinità. Julia chiede ai suoi genitori di prendersi cura della neonata; la protagonista del libro cresce con i nonni e gli zii; anche quando la situazione politica si stabilizza e la madre può tornare a una vita normale loro due restano separate. A ventun anni Julieta si trasferisce a Monaco con una borsa di studio e qui resta. Andruetto racconta il ritorno in Argentina di Julieta dopo la morte della madre e un percorso di riconciliazione a distanza che passa attraverso il ritrovamento di un pacco di lettere. Un libro che racconta un paese e i suoi orrori e insieme indaga sui condizionamenti che riceviamo da chi ci alleva (o non ci alleva).

 

Abbiamo incontrato María Teresa Andruetto al Salone del libro di Torino. La traduzione simultanea è di Manuela Meda. 

 

María Teresa Andruetto è nata a Cabral nel 1954. Ha pubblicato i romanzi "Tama" (2003), "La mujer en cuestión" (2009) e "Lengua Madre" (2010), anche se in Italia è nota soprattutto per alcuni romanzi brevi, tra i quali La bambina, il cuore e la casa (2013), Il paese di Juan (2014) e Il viaggio di Stefano (2015), opera che narra l'emigrazione di un ragazzino dall'Italia del secondo dopoguerra all'Argentina. Vincitrice, nel 2012, del Premio Andersen per la letteratura d'infanzia, da oltre trent'anni è impegnata in prima linea affinché si riconosca piena dignità letteraria alla narrativa per ragazzi, come ben traspare dalla raccolta di saggi e articoli Per una letteratura senza aggettivi (2014). Per la casa editrice universitaria EDUVIM co-dirige una collana dedicata alle scrittrici argentine contemporanee.

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