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Matteo Bianchi, Fortissimo


Richiamandosi al Camillo Sbarbaro di Pianissimo, alle sua capacità di commozione, Matto Bianchi in Fortissimo (Minerva) offre un diario amoroso sospeso tra prosa poetica e versi. La prima parte, scandita da date, affida alla prosa schegge da una relazione tempestosa; la seconda “Mezzo piano” cita Orfeo, Prometeo, Romeo, ma anche Cesare Pavese, quali possibili controfigure. Dalla nota di Giancarlo Pontiggia: “il giovane Matteo sembra giungere a una sorta di primo consuntivo della propria vita, non solo poetica, nell’urgenza di un dato esistenziale che non vuole ripiegarsi su se stesso, ma farsi moralità, pietas, memoria, ostinata volontà di conoscenza”:

Io ti ripetevo che il poeta 
 deve camminare.  Non stancarsi subito 
 di tornare indietro, 
 riattraversare la stessa porta, 
reduce delle stanze 
 quando scappa di casa 

Matteo Bianchi, 31 anni, si è specializzato in Filologia moderna a Ca’ Foscari sul lascito lirico di Corrado Govoni. È libraio, giornalista pubblicista e collabora con varie testate del Gruppo Gedi, con “Leggere:tutti”, “Qui-Libri”, “Poesia” e Punto. Almanacco della poesia italiana. Ha pubblicato le raccolte Fischi di merlo (Edizioni del Leone 2011), L’amore è qualcos’altro (con Alessio Casalicchio, Empirìa 2013), La metà del letto (Barbera 2015) e la plaquette Un’ombra in due (L’Arca Felice, 2014). Ha composto il primo excursus sulla poesia contemporanea a Ferrara, I poeti del Duca (Edizioni Kolibris, 2013).
 

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