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Matteo Nucci: sul fiume

La vicenda narrata in È giusto obbedire alla notte, il nuovo romanzo di Matteo Nucci uscito da Ponte alle Grazie, è ambientata a Roma sul Tevere, poco prima che questo sfoci sul mare. Tra chiatte e tubi usati come abitazioni, confondendosi tra una varia umanità composta di pescatori di anguille, sudamericane, zingari, vive il Dottore, un cinquantenne che ha rinunciato a tutto, persino al suo nome. Nessuno s’interroga sul suo passato e sono in molti a usufruire delle cure che lui presta gratuitamente. La visita di una persona che lo conosceva anni prima, rivela che è stato un archeologo, ha avuto una moglie e una figlia. La seconda parte del romanzo è dedicata a un lungo flash back in cui il protagonista ci è mostrato insieme alla sua bambina. Il romanzo di Nucci parla di evento che spinge alla cancellazione di sé, ma anche di una lunga faticosa rinascita. Lo fa mettendo in primo piano una Roma lontanissima dalle vie del centro, un luogo fantastico generatore di storie.

Con Matteo Nucci abbiamo parlato dell'atmosfera del libro, del suo protagonista e del tema della sofferenza e della crescita.  

Matteo Nucci è nato a Roma nel 1970. Ha studiato il pensiero antico, ha pubblicato saggi su Empedocle, Socrate e Platone e una nuova edizione del Simposio platonico. Nel 2009 è uscito il suo primo romanzo, Sono comuni le cose degli amici, finalista al Premio Strega, seguito nel 2011 da Il toro non sbaglia mai, un romanzo-saggio sulla corrida. I suoi racconti sono apparsi in antologie e riviste (soprattutto Il Caffè Illustrato e Nuovi Argomenti) mentre gli articoli e i reportage di viaggi escono su Il Venerdì di Repubblica e Il Messaggero.

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