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Paolo Piccirillo, i mandarini marci e quelli buoni

Un Molise arido e crudele, che da terra di contadini è diventato terra di malavita. Traffici atroci sulla pelle delle donne: schiave dell’Est Europa tenute a partorire bambini in cambio della libertà, neonati posti sul mercato (adozioni, traffico d’organi). Un enigmatico protagonista, Agapito: è stato sacerdote, è emigrato in Germania, è tornato con un enorme peso sulla coscienza. Una violenza che non risparmia nessuno e per raccontarla una lingua aspra, realistica in cui affiorano il dialetto molisano, quello napoletano, il tedesco. Nell’intervista sul suo romanzo La terra del sacerdote, Paolo Piccirillo parla del rapporto tra cronaca e invenzione, dei personaggi del libro e delle sue scelte linguistiche.

Paolo Piccirillo è nato nel 1987 a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Nel 2010 ha pubblicato Zoo col semaforo. Autore di racconti pubblicati su varie riviste e antologie, nel 2011 è stato scelto dal Festival delle letterature di Mantova come rappresentante italiano per le Scritture giovani. La terra del sacerdote, pubblicato da Neri Pozza, è stato selezionato per il Premio Strega 2014.

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