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Richler: la versione di Mordecai

 <b>Richler:</b> la versione di Mordecai

Nato a Montréal il 27 gennaio 1931 e morto a Washington nel 2001, Mordecai Richler è stato uno dei più famosi scrittori canadesi della sua generazione. I soggiorni in Francia e Spagna all'inizio degli anni Cinquanta, poi la quasi ventennale residenza in Inghilterra, cominciata nel 1954: Richler è stato un giornalista estremamente prolifico e autore di molti libri pluripremiati. In Italia ha attirato l'attenzione del pubblico soprattutto per il sorprendente La versione di Barney

Federica Velonà D.Mordecai Richler, si può dire che in ognuno dei sui libri lei mette parte di sé, che presta ai suoi personaggi le sue passioni e le sue idiosincrasie? Che cosa pensa dell'idea del suo editore italiano l'Adelphi di mettere sulla copertina della Versione di Barney la sua foto? Non c'è il rischio che questo incoraggi l'identificazione dell'io narrante con l'autore? R. Sì, probabilmente questo libro sarebbe venuto meglio senza la mia fotografia. Comunque il mio libro in cui mi identifico di più con il protagonista è St. Urbain's Horseman. La versione di Barney non è autobiografico: mio padre non era un poliziotto, non sono stato accusato di omicidio e non sono stato sposato tre volte, ma mentre lo scrivevo mi identificavo con il protagonista. D. Miriam definisce Barney "un collezionista di rancori" e l'elenco delle cose che lui non sopporta è lunghissimo. Come ha fatto a creare un personaggio così antipatico che alla fine i lettori non possono fare a meno di amare? R. E' stato molto difficile, Barney può essere un uomo rude, è villano, ma è molto colto e credo che possa essere amato, sì non è stato facile. D. Barney ha molte colpe, beve troppo, manda terribili lettere alle persone che odia ma anche a quelle che ama, e in più è accusato di omicidio. Qual è la funzione narrativa della scomparsa di Boogie? Lei voleva dividere i lettori in colpevolisti e innocentisti? R. Veramente non pensavo ai lettori quando ho scritto il romanzo, mi sono solo intrattenuto con le diverse possibilità e per un po' sono stato indeciso su come avrei finito il romanzo, pensavo che avrei anche potuto chiudere lasciando aperto il caso d'omicidio. D'altra parte essendo il racconto in prima persona non si sa se il narratore si autoassolve o se dice la verità e questa scelta è al lettore. D. Matteo Codignola, il suo traduttore italiano, in un'intervista qui a Fahrenheit ha definito La versione di Barney un libro sentimentale e in effetti l'amore vi ha parecchio spazio. Lei è d'accordo con questa definizione? R. Non dovrei dissentire dal mio traduttore, ma non credo che sia un libro sentimentale. Certo c'è del romanticismo. Barney è molto critico nei confronti di se stesso, si sente in colpa e inadeguato come si sentono la maggior parte delle brave persone. E' certamente un personaggio complicato. D. E capace di grandi passioni... R. Sì, ha una grande fame di vita ed è capace di grandi passioni. D. Nella Versione di Barney c'è l'amore ma c'è anche la malattia. E' molto bello e insieme straziante il modo in cui il protagonista scherza con i suoi vuoti di memoria che diventano man mano più estesi. Come le è venuta l'idea di un personaggio malato di Alzheimer? R. Beh, la maggior parte della gente quando arriva alla mia età si preoccupa per i cali di memoria, l'incubo di tutti è avere l'Alzheimer. Ho fatto parecchie ricerche sull'Alzheimer, ho parlato con vari dottori e psicologi e avevo l'impressione che non credessero che stavo scrivendo un libro, credevano che fossi malato, ma non era così. Una volta che ho deciso che Barney aveva l'Alzheimer, ho rivisto tutti i capitoli inserendo i problemi di memoria. D. L'ultimo capitolo getta il lettore in uno stato di prostrazione: è possibile che la conclusione risulti così commovente perché è affidata a un testimone così freddo, così diverso da Barney come suo figlio Michael? R. Sì, Barney ha un figlio molto meticoloso che corregge tutti i suoi errori e il finale doveva essere molto commovente. D. C'è uno scrittore che lei cita spesso con ammirazione nella Versione di Barney ed è Saul Bellow. Il suo Barney è in qualche modo in debito nei confronti di Herzog? R. No, non credo, certo provo un'immensa ammirazione per l'opera di Bellow, ma forse ho citato più spesso la Vita di Samuel Johnson. Ci sono molte citazioni nel libro perché Barney è un uomo molto colto, ha letto moltissimo. Non tutti i lettori colgono le citazioni ma non importa. D. Parliamo di radio. Miriam, l'amata moglie di Barney lavora per la radio canadese. E a lei Mordecai Richler è capitato nel corso della sua carriera di lavorare per la radio? R. Sì, ho lavorato per la radio. Quando avevo diciannove anni sono andato a vivere a Parigi e quando ho finito i pochi soldi che avevo, sono tornato in Canada. Nel '52 ho scritto il mio primo romanzo e ho lavorato per quattro o cinque mesi per le notizie della BBC. D. E le piaceva? R. Sì, era un lavoro splendido, non ci andavo prima delle cinque del pomeriggio e lavoravo fino alle 10,30 per preparare le notizie del giorno dopo, era un bel lavoretto, ero libero tutto il giorno. D. Leggeremo presto altri suoi libri in italiano? R. Spero che Adelphi pubblicherà qualche altro mio romanzo come St. Urban's Horseman.

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