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Roberto Gramiccia: la fragilità come strumento rivoluzionario

“La fragilità è un tratto costitutivo ineliminabile della condizione umana”: partendo da questo assunto Roberto Gramiccia, scrittore, critico d'arte, giornalista e medico, nel suo Elogio della fragilità (Mimesis) traccia un percorso tra fragilità di tipo fisico, psicologico, economico e sociale che passa anche attraverso la sua stessa biografia. In una società come la nostra che respinge qualsiasi forma di debolezza e che ripudia il concetto di morte, c’è bisogno di rivalutare questo concetto e di evidenziarne le potenzialità, sottolineando il nesso tra fragilità, creatività e determinazione. Nel testo di Gramiccia è evidente la passione civile. Dal capitolo conclusivo: “due restano le strade per rispondere alla fragilità senza subirla passivamente: consegnarsi alla fede, o rifugiarsi nella laica compassione per un’umanità che si riscopre non rassegnata e ribelle. Non ci sono altre vie. Personalmente ho scelto la seconda. Anche se spererei in una alleanza che unisca in vita tutti coloro i quali sono vittime dell’ingiustizia della diseguaglianza o, pur non essendolo, ne risultano scandalizzati, indipendentemente dal fatto di avere o meno abbracciato una fede.”

Con Roberto Gramiccia abbiamo parlato di vulnerabilità fisica e vulnerabilità sociale, di questioni artistiche e politiche.

 

Roberto Gramiccia vive e lavora a Roma. Ha curato numerosi e importanti eventi espositivi (fra cui sei grandi antologiche su Tano Festa, Pizzi Cannella, Cloti Ricciardi, Lucilla Catania, Giacinto Cerone, Franco Mulas) e un numero rilevante di mostre collettive. Ha pubblicato tra gli altri: La medicina è malata (1999), La Nuova scuola Romana. I sei artisti di via degli Ausoni (2005), Slot art machine. Il grande business dell'arte contemporanea (2012), La strage degli innocenti. Terza età: anatomia di un omicidio sociale (2013), Vita di un matematico napoletano. Renato Caccioppoli, la regola e il disordine (2014).

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