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Rosella Postorino: il carcere dentro

Milena è nata in carcere e vi è rimasta fino a tre anni, insieme alla madre detenuta. Dal carcere non riesce a stare lontana: fa volontariato con i bambini e si è affezionata in particolare al piccolo che si chiama Marlonbrando e che a un certo punto avrà un drammatico bisogno del suo aiuto. Nel Corpo docile, pubblicato da Einaudi, Rosella Postorino racconta la condizione esistenziale di chi fatica a convivere con la libertà, con le emozioni, con il proprio corpo, avendo sperimentato troppo presto la costrizione. Costruisce un triangolo: da una parte Milena, dall’altra Eugenio, suo amico da sempre, suo amante, quasi un pezzo di sé, dall’altra ancora Lou Rizzi, un uomo da amare con i sensi, se questi non fossero anche loro ingabbiati. In questa intervista Postorino ripercorre la storia del libro e i suoi temi.      

Rosella Postorino è nata a Reggio Calabria nel 1978, è cresciuta a San Lorenzo al mare (IM) e vive a Roma. Ha esordito con il racconto 'In una capsula' (Ragazze che dovresti conoscere, Einaudi Stile libero 2004), ha pubblicato alcuni racconti e anche un saggio di critica letteraria, 'Malati di intelligenza' (nell’antologia Duras mon amour 3, Lindau 2003). Il suo primo romanzo, La stanza di sopra, uscito a febbraio 2007 per Neri Pozza Bloom, è entrato nella rosa dei tredici finalisti del Premio Strega e ha vinto il Premio Rapallo Carige Opera Prima e il Premio Città di Santa Marinella. Collabora con le pagine romane del quotidiano «la Repubblica» e scrive su «Rolling Stone». Nel 2009 pubblica per Einaudi L'estate che perdemmo Dio, nel 2013 Il corpo docile.

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