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Tommaso Pincio: Volevo essere un pittore

Pittura, arte, letteratura. Quale legame intreccia queste tre vocazioni? Ne abbiamo parlato con lo scrittore Tommaso Pincio, che ha esposto tredici ritratti nel corso della manifestazione Libri come all’Auditorium Parco della Musica di Roma, e che ha raccontato alle nostre telecamere il suo suo rapporto con la pittura.

Tommaso Pincio da ragazzo voleva diventare un pittore: per perseguire questo obiettivo, ha frequentato il liceo artistico e poi l’Accademia delle Belle Arti. Insoddisfatto del proprio talento, ha poi ripiegato sul mestiere di direttore di una galleria d’arte contemporanea. Una volta diventato scrittore, ha comprato un cavalletto e si è rimesso a dipingere.

C’è un tipo di scrittore che ha dentro di sé un’anima da pittore mancato. Flannery O’Connor consigliava ai suoi allievi di dipingere o disegnare, a prescindere dai risultati, per costringerli a osservare le cose. Sono molti gli scrittori che hanno coltivato la passione per la pittura: fra questi - solo per citarne alcuni - Nabokov, Balzac, Parise e, tra i contemporanei, Pamuk.

Secondo Tommaso Pincio, la ritrattistica è il genere pittorico più vicino alla scrittura. Ogni ritratto racchiude un mistero, una storia.  Anche per questo, delle tredici tele esposte, ognuna rappresenta uno scrittore. La scelta dei soggetti della mostra è stata dettata da varie ragioni. Non ci sono volti femminili: non perché non ci siano scrittrici interessanti per Pincio, ma perché ciascuna di queste opere - ci rivela - è un autoritratto mascherato. Gli scrittori rappresentati delineano un percorso personale dell’autore, ma è stato tenuto presente anche un criterio estetico, di interesse per i volti.

Dal punto di vista figurativo, Pincio si è ispirato alle vecchie copertine dei libri e alle vecchie locandine dei film: la grammatica narrativa è la stessa, si vuole illustrare il personaggio, la sua storia, anche correndo il rischio della banalità. La tecnica è basata su colori accesi, esagerati tipici dell’illustrazione. E, altro dettaglio significativo, ogni quadro racchiude un intenzionale errore.
Ad esempio il quadro che ritrae Pier Paolo Pasolini rappresenta lo scrittore intorno ai vent’anni, ma attorno a lui compaiono la Cinquecento e la televisione, simboli dell’Italia del benessere degli anni Sessanta: c’è un voluto sfasamento temporale tra il volto del soggetto e gli oggetti che lo circondano.
 

Tommaso Pincio ha esordito nella narrativa nel 1999 con M. a cui è seguito Lo spazio sfinito nel 2000. Nel 2002 ottiene successo di pubblico e di critica con il romanzo Un amore dell’altro mondo, romanzo i cui protagonisti sono il leader dei Nirvana, Kurt Cobain, e il suo amico immaginario, a cui seguono, nel 2005 La ragazza che non era lei, e nel 2008 Cinacittà. Nel 2006 ha pubblicato Gli alieni, rilettura di uno dei miti dei nostri tempi. Collabora regolarmente alla rivista Rolling Stone e alle pagine culturali de la Repubblica e il manifesto, occupandosi perlopiù di letteratura statunitense.

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