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Vincenzo Consolo

Il 21 gennaio 2012 moriva Vincenzo Consolo. A lui Rai Letteratura dedica questo speciale composto di varie interviste tratte dal programma Scrittori per un anno, più altri contributi dalle Teche rai e da Cult Book.

Nato nel 1933 a Sant’ Agata di Militello (Messina), Vincenzo Consolo ha vissuto e lavorato a Milano fin dagli anni Cinquanta. Acuto sperimentatore della lingua e della forma del romanzo, accoglie – giovanissimo – le suggestioni intense della storia e della condizione contadina, in Sicilia, dove osserva l’arroganza del regime fascista e poi le ferite della guerra, la difficile condizione delle classi svantaggiate accogliendo i segreti umori e le stratificazioni antiche di una lingua in continua trasformazione sempre rannodata alle radici dialettali. E della complessità dinamica e contaminata della lingua e del dialetto Consolo fa la ragione prima della sua ricerca. 

Terminati gli studi di Giurisprudenza tra Milano, dove studia all’Università Cattolica, e Messina, dove si laurea con una tesi in Filosofia del Diritto, insegna nelle scuole agrarie in Sicilia, tornando poi nel capoluogo lombardo per lavorare in RAI. 
Ma è forte l’imperativo della scrittura e dinamico il rapporto con le letture di formazione: i grandi classici russi, ma anche Verga, Capuana, Vittorini, Sciascia, poi Calvino, Gadda, Pasolini, Tomasi di Lampedusa. Con questa letteratura Consolo fa i conti fin dall’esordio, nel 1963, con La ferita dell’aprile. E si confronta anche con le avanguardie letterarie. Ma al contrario degli intellettuali del Gruppo ’63, che proclamano la necessità di rompere i nessi semantici e quelli sintattici, accoglie il suggerimento etico e razionalistico di Calvino di “dare ordine al caos” e opta per una sperimentazione che vivifichi la lingua riportandone alla luce le meravigliose radici nei più segreti e arcaici intrecci. 
E la pienezza di questa sperimentazione giunge nel 1976, accanto ai primi concreti riconoscimenti sulla scena letteraria con Il sorriso dell’ignoto marinaio, il suo capolavoro. 

Altrettanto significativi sono Retablo (1987), Nottetempo, casa per casa (1992), L’olivo e l’olivastro (1994), Lo Spasimo di Palermo (1998), Di qua dal faro.
Tra i racconti: Le pietre di Pantalica (1988), Per un po’ d’erba ai limiti del feudo (in Narratori di Sicilia a cura di L. Sciascia e S. Guglielmino, 1967), Un giorno come gli altri (in Racconti italiani del Novecento a cura di E. Siciliano, Milano, 1983), il racconto teatrale Lunaria (1985), Catarsi.
Tra i saggi: Nfernu veru. Uomini e immagini dei paesi dello zolfo (1985), La pesca del tonno in Sicilia ( Palermo 1986),
Il barocco in Sicilia (1991), Vedute dallo stretto di Messina (1993).

Numerosi i contributi letterari e gli interventi, contrappunto di una ricerca e di uno studio tutto rivolto all’approfondimento storico-linguistico nella mobile consistenza delle trasformazioni sociali. E trasformazione è il termine che maggiormente si addice al lavoro svolto da Consolo, alla sua curiosità, al suo continuo cercare nelle profondità di un idioma in continuo brulicante divenire.